Siamo pronti…Forse.

Ci sentiamo pronti, ma non lo sapremo con certezza fino a quando non saremo in alto… in alto dove non siamo mai arrivati prima d’ora.

Dopo i 10 giorni a Kathmandu, durante i quali non poche persone ci hanno chiesto se fossimo impazziti a voler trascorrere così tanto tempo in mezzo a tale caos, siamo ora diretti a Syabru Bensi, a 130 km in direzione nord, prima tappa del nostro trekking.

Abbiamo soggiornato a lungo nella capitale nepalese poiché dovevamo occuparci di ottenere il visto per l’India, futura meta che raggiungeremo verso metà dicembre. Grazie all’aiuto del sito www.ideanomade.com, abbiamo capito fin da subito che sarebbe stato necessario recarsi per ben tre volte presso l’Indian Visa Service Centre di Kathmandu (1° STEP: consegna della modulistica opportunamente compilata, 2° STEP: accettazione/rifiuto della richiesta e, in caso di accettazione, consegna del passaporto, 3° STEP: ritiro del passaporto con il visto).

Nei 5 giorni di attesa tra il primo e il secondo appuntamento, ci siamo persi tra le vie del Thamel, la zona centrale dove stretti passaggi si aprono su piccoli cortili o tempietti nascosti, dove le motociclette circolano incuranti dei tanti pedoni, ma soprattutto dove vi è un’altissima concentrazione di guest house, agenzie che organizzano trekking, shops e quindi turisti. Davanti ai banchi di frutta, verdura e spezie, ci siamo riempiti gli occhi di immagini, colori e sapori penetranti, come quello del curry, ma anche di polvere. Tanta, tantissima polvere con la quale questa gente è abituata a convivere. Abbiamo trovato negozi di caldi abiti made in Nepal e altri di “fakes” delle migliori marche per la montagna. E ancora… rivenditori di scarpe taroccate, di stoffe colorate scelte per confezionare i preziosi “sari”, improbabili quanto efficientissimi riparatori di telefoni (provare per credere… meglio dei super tecnologici cinesi!!), ma anche ragazzini e donne che espongono merci di svariati generi su semplici teli appoggiati sulla strada o sulle passerelle pedonali, appena fuori dal Thamel. Frequentemente abbiamo visto persone che offrivano cibo e soldi ai poveretti coricati sui marciapiedi; abbiamo ammirato scene di vita quotidiana, ma anche la grande umanità dei nepalesi.

Ci siamo spinti fino al Swayambhunath, il Tempio delle Scimmie, che domina la città da una collina situata ad ovest, per poi scendere e sostare qualche ora presso il Monastero di Benchen, un luogo di vera pace e tranquillità.

Abbiamo visitato la zona del Pashupatinath, il più importante tempio induista di tutto il Nepal. La sacralità del luogo, dove una volta l’anno sono compiuti sacrifici animali, impone ai non induisti il divieto di accedere al tempio vero e proprio, ma non quello di raggiungere le gradinate dalle quali è possibile assistere alle numerose cremazioni compiute ogni giorno. Lo scenario è lo stesso che si ritrova in India, a Varanasi, lungo le rive del Gange. Ecco perché il fiume sacro Bagmati viene anche chiamato “Piccolo Gange”. Le scimmie corrono ovunque, incuranti del dolore straziante delle donne che, solo in minoranza, sostano nelle vicinanze delle pire dove bruciano i loro cari. Gli uomini invece assistono impassibili.

Molto suggestivo è stato camminare intorno al Boudhanath all’ora del tramonto, accompagnati dalle preghiere cantate di numerosi fedeli. Nella religione buddista la “Circumambulazione” in senso orario viene compiuta come atto di venerazione e di meditazione, per accumulare meriti o più semplicemente, come nel nostro caso, in segno di rispetto. Questo stupa è uno dei più alti al mondo e nelle sue vicinanze sono situati numerosi monasteri che accolgono i rifugiati del Tibet.

Grazie alla nostra amica italiana Cinzia inoltre, non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di allontanarci da Kathmandu per una notte, quella del 19 novembre, per recarci nell’antica città di Bhaktapur. Qui, tramite Cinzia, abbiamo contattato e incontrato Prakash, una giovane guida nepalese che ci ha accolti come amici, anzi fratelli, come ama dire lui, piuttosto che come clienti. Questo ragazzo ci ha regalato il suo tempo, accompagnandoci alla scoperta di Bhaktapur, ma soprattutto ci ha letteralmente conquistato con la sua tranquillità, la filosofia “peace&love” e la straordinaria capacità di cogliere l’aspetto positivo in ogni situazione o evento, anche qualora sia tragico come quello del terremoto del 2015. Nonostante le recenti devastazioni, Bhaktapur resta un luogo da visitare nella zona; Durban Square, il Palazzo delle 55 finestre, Piazza Taumadhi con l’alto tempio Nyatapola, le botteghe degli abilissimi intagliatori del legno e dei ceramisti… nemmeno le macerie sono riuscite a cancellare quel fascino che catturò anche Bernardo Bertolucci, il famoso regista che non a caso la scelse come set per il suo “Piccolo Buddha”. Poco distante il monastero di Namobuddha, circondato dalle coloratissime bandierine tibetane, offre un’atmosfera di grande spiritualità buddista, accompagnata da un’incredibile vista sull’Himalaya. Si narra che qui Buddha incontrò una tigre, così debole da non essere in grado di sfamare i suoi piccoli. Mosso da pietà, il principe si sarebbe sacrificato e si sarebbe offerto alla bestia. Quest’atto di compassione gli permise di raggiungere un livello superiore della sua esistenza, fino a diventare il Buddha.

Questi 10 giorni ci hanno permesso di conoscere un Nepal che, possiamo dirlo, ci piace tantissimo, ma ora siamo pronti a partire.

Il Nepal è la terra del trekking per eccellenza, la terra dove corre la catena dell’Himalaya; qui si erge il monte più alto al mondo, l’Everest, degnamente accompagnato da ben otto dei quattordici “ottomila” presenti in tutto il pianeta. Abbiamo cercato numerose informazioni sul trekking di 10 giorni per raggiungere il campo base dell’Annapurna, ma alla fine abbiamo dirottato la scelta sul Parco Nazionale del Langtang, il più antico di tutto il Paese. Un giovane alpinista tedesco ci ha parlato di questa zona meravigliosa, meno conosciuta poiché dai suoi sentieri è possibile scorgere uno solo degli “ottomila” nepalesi. Abbiamo scelto questa via per regalarci un trekking tranquillo, lontano dalle rotte più battute in questo periodo di alta stagione. Allo stesso tempo, abbiamo deciso consapevolmente di spendere i nostri soldi qui, dove circa il 90% delle abitazioni è stato distrutto dal terremoto; ora più di prima la popolazione necessità del contributo dei camminatori stranieri.

Nel prossimo post racconteremo la nostra esperienza in alta quota.

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2 thoughts on “Siamo pronti…Forse.

  • Bellissimi i vostri resoconti di viaggio… Alcuni nomi mi riportano a questo bellissimo paese che mi è rimasto nel cuore. Chissà se dopo il terremoto che ha devastato il paese sono ancora visibili le cicatrici, oppure se i templi, penso ricostruiti, emanano lo stesso fascino di allora…. Davvero la gente è ospitalissima….. Buona continuazione…. 🙂 🙂

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