Ricordiamoci di Gandhi

Dopo il Vietnam, una sosta febbricitante a Bangkok ed eccoci pronti a scappare verso il mare della Thailandia.

Inizialmente vi era indecisione nel nostro mini gruppo “Avventure Lente nel Mondo”: non sapevamo se fare tappa lungo la costa sud-orientale, alle isole di Koh Samui, Koh Phangan e Koh Tao, oppure tirare dritto e puntare subito alla penisola di Railay, nella provincia occidentale di Krabi. Finalmente la scelta era ricaduta su Krabi, ma l’illusione è durata poco… giusto due giorni, giusto il tempo di capire che Railay Beach non era il posto paradisiaco tanto agognato.

Considerazioni sul maltempo a parte, che ha influenzato non poco lo spirito di due inguaribili meteoropatici quali siamo, eravamo convinti che avremo sguazzato in chimeriche acque turchesi!! Non prima di aver provato la gioia fastidiosa dei finissimi granelli di sabbia bianca tra i capelli. Avevamo cliccato millemila immagini su Google… Dov’erano, dunque, il mare da sogno, l’arena caraibica ed il sole??

Eccola qui, la nostra colpa generazionale!!

“Mannaggia a voi, viaggiatori dell’era tecnologica”, dirà qualche vero backpacker dei bei tempi andati… “Una volta i posti si scoprivano di persona, o al massimo attraverso qualche fotografia stampata sulla guida”. E invece NO!! Noi siamo quelli della verità in tasca, formato smartphone, salvo poi scoprire, come in questo caso, che la verità del web è spesso effimera ed illusoria… solo che non ce ne rendiamo conto.

E così, da buoni “impacchettatori” quali siamo, abbiamo preso “baracca e burattini” e siamo ripartiti, di nuovo. Da Railay Beach ritorno in giornata a Krabi e poi giù… ancora più a sud.

L’isola di Koh Lipe ha mostrato da subito, con fierezza, i suoi migliori biglietti da visita: cielo terso e acqua trasparente hanno subito cancellato la fatica delle 24 ore di viaggio spese per arrivarci. In poco più di mezz’ora, eravamo sistemati in un’accomodation economica nella meno frequentata Sunset Beach, immersi nel verde, lontani dal vialetto centrale, dove s’incastrano negozietti e ristoranti… totalmente appagati da uno splendido balconcino vista mare.

Evviva!! Non avremmo potuto sbagliare due volte di fila, no?

“Aaaah… Koh Lipe…!” Il piacere dello spostamento senza ausilio di motori, le lezioni di Ashtanga Yoga con la dolce Keira e le coccole agli affettuosi randagi disseminati sui gradini dei locali, un po’ dappertutto. Nuotate interminabili, snorkeling e kayaking a Sunrise Beach, la giocoleria con il fuoco la sera, sulla spiaggia di Pattaya, i pancake alla Nutella e gli shake di frutta fresca della signora “Yoohooo”, che ulula strani richiami per attirare la clientela.

 

Tutto perfetto, MA…

Nelle nostre storie c’è spesso un “MA”. Già, siamo un tantino noiosi talvolta, ma non possiamo dimenticare di raccontarvi anche l’ALTRA parte della storia.

Koh Lipe fa parte delle 51 isole del Parco Nazionale di Tarutao, non raramente definite le “Maldive thailandesi”; offre un ecosistema ricco di biodiversità e per tale ragione, durante l’alta stagione (da settembre a febbraio), i visitatori devono pagare una tassa aggiuntiva sottoscritta a tutela dell’area protetta. Nei mesi di maggior frequentazione, il Parco è ufficialmente aperto ed è quindi possibile raggiungere anche le altre isolette circostanti, che non sono abitate, per praticare snorkeling e diving ed ammirare tutto un mondo sommerso. Accanto a cotanta bellezza e all’inestimabile ricchezza naturale del luogo, tuttavia, si nasconde la minaccia dei rifiuti: la “perla” del Mar delle Andamane non è zona franca del sacchetto.

La mattina del secondo giorno, consumando la colazione in terrazza, avevamo notato della plastica galleggiante nelle acque di Sunset Beach, a circa una cinquantina di metri di distanza da noi. Forse un miraggio? Purtroppo no.

Girovagando per l’isola, quello stesso giorno, non abbiamo potuto fare a meno di notare che i rifiuti erano una presenza costante; sulle spiagge, “risputati” dall’inarrestabile danza dell’alta e bassa marea, abbandonati ai bordi delle stradine, più o meno nascosti tra la vegetazione, talvolta palesemente ammucchiati in punti non ufficialmente adibiti alla raccolta, ma da qualcuno scelti come tali.

Inutile dire che ci siamo incavolati parecchio, ancor di più quando un ristoratore italiano ci ha raccontato che, in bassa stagione, la situazione è aggravata dal fatto che vi è un minore afflusso di turisti. I più credono sia un problema tipicamente asiatico, ma non è del tutto vero; a suo dire, anche parte dei residenti occidentali si sarebbe adeguata alla trascuratezza ambientale dell’isola (forse lui stesso s’includeva nel gruppo dei “cattivi”, dato che era solito lanciare la sigaretta il più lontano possibile dal posacenere…).

Che fare dunque? Disperare, andare a giro per Koh Lipe con grande rabbia, insultando tutti quanti, fare ritorno sulla terraferma anticipatamente?

Dobbiamo ammettere che avevamo pensato seriamente di andarcene, ma non saremmo stati coerenti con quanto scritto in uno dei nostri ultimi post: guardare oltre, sempre. Ed è così che, tra una parola di lamentela e l’altra, abbiamo scovato il manifesto di “Trash Hero”, un chiaro invito a partecipare ad una mattinata di raccolta rifiuti di gruppo. Un’idea alquanto interessante e propositiva!

L’insegnante di yoga Keira ci ha spiegato che avremmo potuto raggiungere direttamente Pattaya Beach il lunedì mattina, verso le 10, oppure fare l’iscrizione anticipatamente al ristorante OMG, da un gentile signore con capelli lunghi e tatuaggi, un po’ stile “ultimo dei Mohicani”, di cui ora purtroppo non ricordo il nome. Noi, prontamente, ci siamo presentati presso il locale, giusto per avere qualche informazione organizzativa in più e capire meglio il “Trash Hero pensiero”.

Dal dicembre del 2013, la missione di “Trash Hero” è creare progetti comunitari sostenibili per l’eliminazione dei rifiuti esistenti e la riduzione di quelli futuri, ispirando un cambiamento di comportamento a lungo termine. Tutto ciò prevede:

-Azione e consapevolezza: attraverso la raccolta, che si tratti di una sigaretta sulla strada o di 20.000 chili di plastica sulle spiagge, e la sensibilizzazione della coscienza collettiva; la speranza è che chi aderisce alle iniziative giornaliere possa acquisire più consapevolezza riguardo la trascuratezza del mondo.

-Educazione: “Trash Hero” s’inserisce nel mondo della scuola, spiegando ai più piccoli l’importanza dell’azione e fornendo informazioni educative inerenti l’impatto dei rifiuti sull’ambiente globale.

-Progetti sostenibili: ovvero progetti a lungo termine che mettono insieme le comunità per rimuovere, gestire meglio i rifiuti e pianificare strategie che riducano le quantità in futuro.

-Ispirazione: i volontari dalla maglietta gialla motivano gli altri a diventare Trash Heroes nella loro vita quotidiana. Dopo l’esperienza in Thailandia, alcuni hanno continuato la loro eroica “clean-up” in altre parti del mondo. Ora il movimento è presente anche in Malesia, Indonesia, Filippine, Birmania, Cina e New York…. ma può espatriare ovunque!! 

L’ ”ultimo dei Mohicani” ci ha spiegato che chiunque può essere un “Trash Hero”, è facile!

L’ “eroe dei cestini” è colui che spreca il meno possibile, ma riutilizza tutto quel che può; lavora per preservare e migliorare gli spazi in cui si trova, OVUNQUE essi siano. Sembrano idee scontate e più che ovvie, ma camminando per Koh Lipe ti rendi conto che nulla è scontato. Messaggi con tua sorella che sta in Italia, per raccontarle che hai scoperto questa bella iniziativa, e lei ti racconta che la scorsa settimana, nelle nostre amate montagne piemontesi, hanno scaricato un frigorifero in disuso… Qualcuno, lì vicino, ha pensato bene di metterci anche un televisore; magari il frigorifero si sentirà meno solo. E allora dici “Sì, confermo; l’ovvietà delle cose è puramente soggettiva. Partecipo.” 

Il 3 giugno eravamo circa una ventina di stranieri, tra i quali due famiglie del nord Europa con ben 5 bambini di età compresa tra i 3 e i 9 anni, tre volontari thailandesi permanenti e una ventina di Rangers del Parco di Tarutao. In 40 minuti, via long tail boat, abbiamo raggiunto l’isola di Koh Hin Ngam e lì abbiamo dato inizio all’”esplorazione” della spiaggia rocciosa. Premesso che l’acqua era ancor più sorprendente di quella vista a Koh Lipe (probabilmente per via del fatto che le isolette intorno non sono abitate), non si poteva dire altrettanto della riva: scarpe, bottiglie, pezzi di polistirolo, accendini, torce, sedie, reti di pescatori… e via dicendo! Vi lasciamo piacevolmente immaginare il tanfo dei rifiuti, raccolti in una giornata in cui facilmente ci saranno stati 40 gradi all’ombra (e non è un modo di dire!). Dalle 9 alle 12 circa, con una pausa ristoro a base di acqua ed anguria, abbiamo lavorato seriamente, bambini inclusi!

Ma perché bisognerebbe andare a raccogliere 63 sacchi di plastica, vetro e quant’altro, quando il meglio sarebbe stare in panciolle sulla pulitissima Sunrise Beach? Lì dove i proprietari delle più belle accomodation garantiscono un eccellente livello di pulizia.

Beh, se non volete farlo per l’anguria e l’acqua gratuiti vi capiamo… forse, essendo in vacanza, avrete preso qualche chilo e una mattinata con Trash Hero potrebbe farvi sudare più di un’ora di palestra. Interessante, ma non sufficientemente motivante. Potrebbe essere carino per il tragitto in barca, che vi offrirà l’opportunità di vedere altre isole del parco di Tarutao e magari anche lo slancio giusto per fare qualche tuffo. Oppure potreste incontrare persone simpatiche e piacevoli, come i danesi Linda e Jesper, con i biondissimi figli Anna e Jacob, e i loro amici connazionali, temporaneamente residenti a Bangkok. Sappiate che anche il pranzo è incluso e lo consumerete tutti insieme, prima dei saluti, presso un resort sulla spiaggia di Pattaya.

Il proprietario offre il pasto tutti i lunedì, da quattro anni a questa parte, che ci siano due o cento volontari da sfamare! Se vogliamo andare più a fondo, alla ricerca di nobili ed etiche motivazioni, possiamo dirvi che di fatto, pur non ignorando la materia (quanta raccolta differenziata a casa, quante giornate educative a scuola, con i miei bambini!!), la partecipazione concreta ha davvero risvegliato la nostra coscienza collettiva. Saremo anche dei buoni differenziatori in Italia, ma vedendo la situazione in cui versano queste coste… direi che potremmo fare tutti di più, non solo in termini di comunità locale. Oggi più che mai, il mondo ha bisogno degli “eroi dei cestini”, di persone attente e rispettose sempre, che non si danno colpetti sulla spalla per quanto già stanno facendo, ma piuttosto si chiedono cosa ancora potrebbero fare.

Noi, al termine della giornata, eravamo nauseati dalla vista di tanta plastica… per non parlare poi del polistirolo, che si sminuzza in infiniti, minuscoli pezzettini e finisce ovunque. Così abbiamo pensato di comprare le borracce marchiate “Trash Hero”, disponibili in diversi punti vendita di Koh Lipe. Negli stessi, così come in diversi ristoranti, caffetterie ed hotel, si trovano inoltre i distributori di acqua GRATUITA per i sostenitori della causa. Un ulteriore incentivo ad abbandonare la bottiglia di plastica del “7Eleven”!!

Questo è stato il nostro piccolo primo passo.

Sarà forse un singolo giorno a cambiare il mondo? Non il globo intero, d’accordo, ma l’esperienza potrebbe offrirvi la giusta ispirazione per apportare una piccola rivoluzione quotidiana ed è da noi che tutto ha inizio. Sarebbe facile dire semplicemente che “tanto non si può far nulla perché non ripuliremo l’intera Asia partecipando ad un evento”. Ma se questo fosse il pensiero di tutti, Trash Hero non avrebbe ragione d’esistere e sarebbe un vero peccato. 

Ricordiamoci delle parole di Gandhi: “Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”. O almeno prova ad esserlo, potrai sempre dire di aver fatto del tuo meglio.

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