Qualcuno può salvare “Turtle House”?

“Turtle House” non è un ricovero per tartarughe anziane o abbandonate, né un ente di protezione o un’associazione di animalisti thailandese.

Per la verità, fino a poco più di 30 giorni fa, una testuggine ultracentenaria nuotava nelle acque dello stagno centrale; un’altra si trova ancora lì, ma non è chiaro se anche il suo tempo stia per scadere o meno.

La fama dell’abitazione, però, non è dovuta a questo.

“Turtle House” è una casa immersa in un’area verde di circa 1000 metri quadrati, all’incrocio tra Soi Sukhumvit 49/1 e Phrom Mit Alley, al numero 18, nel cuore della ultramoderna Bangkok, nel centro di una città che è tutta un inno al cemento e ai nuovi cantieri: sempre di più e sempre più in alto. Già questo potrebbe bastare a garantirle lo status di “perla rara”; già questo potrebbe essere sufficiente a combattere la battaglia contro quel giovane proprietario che ora si dice intenzionato a raderla al suolo. Nemmeno i 6000 euro al mese offerti da una coppia americana per aprirvi un ristorante sembrano fare gola. Lui ne vuole ben 4 milioni di euro, altrimenti farà abbattere tutto per poi vendere il terreno a uno dei tanti acquirenti che sognano di costruire, proprio lì, l’ennesimo palazzo.

Fortunatamente, per ora, l’anziano padre resiste e si oppone a una simile barbarie. Non a caso si dice che anzianità sia sinonimo di saggezza.

Ma per quanto tempo ancora potrà farlo?

“Turtle House” è la casa dove visse il noto giornalista e scrittore Tiziano Terzani, italiano di Orsigna, ma collaboratore storico del giornale tedesco “Der Spiegel”. La carriera da corrispondente lo tenne lontano dalla patria per moltissimo tempo, speso tra Cina, India, Cambogia, Vietnam, Giappone e Thailandia. Qui arrivò nel lontano 1990, dopo che un amico gli disse che stava facendo le valige. Terzani si era innamorato del luogo tempo addietro, quando gli fece visita, e così non ci pensò troppo. Trasferì bagagli e famiglia a Bangkok.

Se vi trovate in questa enorme metropoli, rinunciate ad una visita come quella al tanto rinomato quanto super turistico e finto “Floating Market” e recatevi in questo luogo invece autentico, immerso nel silenzio e nel verde di una piccola giungla tropicale. Lì troverete il custode Kamsing, con la moglie, un uomo dalla risata contagiosa, nonostante la condizione che lo vede quasi sfrattato dal luogo dove ha vissuto gli ultimi 37 anni della sua vita. Fatevi incantare dai suoi racconti, perché lui con Terzani ha vissuto per davvero. Ha lavorato per lui e ne conserva una buonissima memoria. Vi mostrerà tutti gli angoli più nascosti di “Turtle House”, sarà lui stesso a dirvi di scattare più fotografie possibili, poiché nessuno sa se questo posto meraviglioso potrà sopravvivere nel tempo. Vi dirà che Terzani, quand’è arrivato, ha voluto rimodernare tutto; sia quella che poi sarebbe diventata l’ abitazione personale dello scrittore, sia quella della sua famiglia.

“Era tutto bianco” ha raccontato. “Tiziano ha detto tutto rosso, tutto rosso”, riferendosi al rosso-granata che ancora si vede sui muri esterni delle due costruzioni. Vi dirà che con Terzani e la sua famiglia ha trascorso un tempo meraviglioso; lo scrittore organizzò e pagò per lui addirittura la festa di matrimonio.

Qui, due ristoranti nel tempo ci sono stati, ma ora nessuno ha a disposizione l’enorme capitale richiesto dal giovane rampollo thailandese. Su altri blog avevamo letto la medesima vicenda e a noi, dopo la visita, è salita la stessa voglia di raccontare questa storia. Pare poco credibile che le istituzioni italiane non possano fare nulla per salvare parte della memoria del famoso scrittore. Terzani ci ha regalato una testimonianza dei drammi delle guerre del XX secolo, dei suoi viaggi, da un paese all’altro, alla ricerca di una verità storica e personale. Viaggi alla scoperta del mondo, ma anche di se stesso.

Siamo sicuri di non voler aprire un museo in suo onore in quella casa?

Italiani, rinunciamo tutti quanti, per un solo giorno, ad un espresso al bar. Destiniamo il montepremi del Superenalotto alla causa. Raccogliamo un euro da ciascun biglietto d’ingresso a tutti gli stadi di calcio dello “stivale”, per una, due o tre domeniche. Quant’è necessario.

Scherzi a parte, se di scherzi si tratta, potremmo iniziare firmando la petizione a questo link:

Salviamo Turtle House 

Nessuno, davvero, può salvare “Turtle House”?

Noi ne saremmo tanto felici; e anche il signor Kamsing, ne siamo sicuri.

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