Piacevoli incontri lungo il cammino | Nice meeting on our way

Settimane di incontri significativi quelle che ci siamo da poco lasciati alle spalle…

Dopo alcuni giorni trascorsi a Delhi per capire cosa fare, abbiamo iniziato il nostro LENTO, LENTISSIMO spostamento verso sud.

In una notte di treno, abbiamo raggiunto Udaipur, conosciuta come la “città bianca” per il colore dei suoi meravigliosi palazzi. Il clima piacevole, la bellezza paesaggistica di questo luogo e la tranquillità del lungolago Pichola, dove abbiamo soggiornato, ci hanno entusiasmati fin da subito.

Lasciata la stazione dei treni, ci siamo diretti a piedi verso la zona centrale nei pressi dell’imponente City Palace, costruito a partire dal 1553, in un periodo di circa 400 anni, da diversi sovrani del Mewar del regno di Udaipur. Non abbiamo dovuto dispendere troppe energie nella ricerca di un’accomodation per la notte; moltissimi erano i “procacciatori” di clienti lungo la strada, intenti a proporre stanze a prezzi piuttosto interessanti. Senza pensarci troppo, abbiamo accettato la proposta di un fattorino del Kesar’s Palace Hotel, per poi scoprire che le stanze della struttura, in realtà, erano già tutte occupate. Talvolta gli indiani sono così desiderosi di vendere, che poi dimenticano di controllare se hanno a disposizione la merce… Succede anche questo.

Ma poco ci è importato, anzi; la corta memoria di questo signore ci ha offerto un’allettante alternativa. Kesar, proprietaria dell’hotel, ha aperto per noi le porte di una piccola stanza della sua abitazione, situata in cima ad un palazzo, dotata di bagno e balconcino privati. Oltre a questa speciale sistemazione, la donna ci ha fatto conoscere marito e figli, con i quali abbiamo scambiato qualche chiacchiera e bevuto “chai” in compagnia. Niente male come inizio.

Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, girovagando alla ricerca di un punto panoramico da cui osservare il tramonto, abbiamo fermato una giovane locale per chiedere consiglio. Mai avremmo pensato che quel gesto, ripetuto più e più volte nel corso di questi mesi, ci avrebbe regalato molto più di un semplice scambio d’informazioni. Vanshika, questo il nome della ventiduenne, non si è limitata a rispondere alla nostra domanda, ma si è “improvvisata” guida turistica, mostrandoci alcuni dei migliori “viewpoints” e consigliandocene altri da non perdere nei giorni successivi. Si è prodigata per reperire informazioni sugli uffici con il cambio valuta più conveniente, e sui bus locali diretti a Chittor, vera perla tra i forti del Rajasthan. Ma soprattutto Vanshika si è lasciata andare ad una piacevole chiacchierata confidenziale, raccontandoci del suo passato da impiegata di banca (suona strano vista la sua tenera età) e del suo presente da insegnante. Attualmente infatti, impartisce lezioni private ai bambini di Udaipur per un paio di ore pomeridiane e per un salario decisamente inferiore al precedente. In compenso, però, ha a disposizione tantissimo tempo libero, che dedica volentieri alle amiche e alla sua famiglia. La sorella maggiore ha partorito da poco e dunque c’è bisogno di dare una mano nella cura del piccolo. La ragazza la reputa una cosa del tutto normale: l’affetto per i propri cari viene prima di tutto. Già, proprio così. Nel caso in cui lei, di casta “bramina” (la più elevata, quella sacerdotale), dovesse innamorarsi di un ragazzo di casta inferiore, rinuncerebbe alla relazione. “L’amore verso i miei genitori supera ogni limite. Non fuggirei mai con un uomo” racconta. Noi rimaniamo a bocca aperta, probabilmente il nostro ragionamento sarebbe stato differente. Quanto rispetto per questa giovane e per i suoi nobili sentimenti.

I problemi di salute di Stefano, colpito da una leggera polmonite, ci costringono a letto per un po’; rivediamo Vanshika a distanza di 4 giorni in un ristorante del centro, in occasione della cena. Anche in questa circostanza, non è difficile trovare argomenti di confronto e discussione. Le sottoponiamo alcuni interrogativi che ci frullano nella testa da un po’ e lei risponde con piacere. Vanshika ci spiega perché gli indiani, quando bevono l’acqua, non appoggiano le labbra alla bottiglia: è una questione di rispetto, in quanto l’acqua è sacra ed è fonte di vita; ed inoltre poiché, in tal modo, assumono il liquido più lentamente e questo è un bene per il corpo. In merito ai colori piuttosto bizzarri che alcuni uomini utilizzano per tingersi i capelli, non cela il suo sorriso. “Sono uomini che stanno invecchiando e come tali non vogliono mostrare i loro capelli bianchi. Anziché utilizzare colori più scuri ma chimici, si tingono con l’henné naturale”. Vanshika è divertita di fronte alla nostra curiosità e per tale ragione ci propone un nuovo incontro; questa volta, però, a casa sua.

La sera successiva, in preda all’eccitazione, raggiungiamo l’abitazione seguendo le istruzioni ricevute la sera precedente. La mamma di Vanshika ci accoglie a braccia aperte nella loro minuscola ed ordinata casetta del centro. In quello che si può definire un salotto, che la sera viene adibito a stanza da letto, ci ritroviamo in compagnia di tutta la famiglia, compresi la sorella maggiore con il bambino ed un paio di amici. Il padre è assai timido e fatica a rivolgere lo sguardo verso di noi; non è infastidito, i suoi dolci occhi sono pieni d’emozione. La mamma è un tipo davvero divertente ed estroverso; è insegnante di hindi in una scuola privata di Udaipur e come tale mi sottopone ad un vero e proprio interrogatorio sulla scuola italiana: materie, numero di alunni per classe, stipendi, ore di lavoro. Non esita a chiedermi consigli e suggerimenti in merito ad attività da proporre ai suoi ragazzi (ma io non ho mai insegnato hindi!!). Si definisce un’ottima cuoca ed effettivamente prepara riso con “dhal e chapati” (lenticchie e pane) degni dei migliori ristoranti del centro. La sorella maggiore della nostra amica è una “speaker” radiofonica; in seguito al matrimonio, celebrato 4 anni fa, si è stabilita presso la casa dei suoceri come vuole la tradizione. La sua condizione di neo mamma le concede ora il diritto di soggiornare di frequente presso i genitori. Tra le immagini ritratte nell’album delle nozze, saltano agli occhi non solo i vestiti sfarzosi e i numerosi gioielli che adornano i corpi delle donne, ma anche la quantità di invitati presenti, circa 1300, la gioia iniziale, le danze, le risate ed infine l’immensa tristezza dei saluti, il momento in cui la giovane sposa si appresta a lasciare la casa in cui è cresciuta. Le funzioni della religione induista sono piuttosto numerose e si protraggono per 7 giorni. Tre sono le celebrazioni officiate in onore degli dei di riferimento, per chiedere loro di donare fortuna ai giovani sposi: “Ganesh Puja”, “Mata Ji Puja” e “Bheru ji Puja”. La “Haldi Rasam” è un rituale mediante la quale si preparano il corpo e l’anima alla vita coniugale. Si utilizza una pasta detta “Haldi”, preparata con curcuma, acqua di rose e polvere di sandalo, piuttosto fresca ed appiccicosa, che viene spalmata su piedi, ginocchia, braccia, mani e viso. Anche la “Mehandi Rasam” ha finalità di bellezza e consiste nella realizzazione dei famosi tatuaggi henné, che abbelliscono i corpi dei due innamorati. Poi vi sono il “Mahila Sangeet”, ovvero la festa delle danze, il “Baraat Swagat”, una sorta di saluto di benvenuto ai parenti, da parte della moglie e del marito, e il “Mandap” che rappresenta la funzione del matrimonio vero e proprio con la cerimonia degli anelli. Infine la cena e il “Vidai”, che sancisce “l’addio” della sposa alla casa di famiglia e quindi l’inizio della vita con il marito.

Durante la conversazione, il padre di Vanshika si lascia andare ed inizia a rivolgersi a noi direttamente; mostra dapprima le foto con i suoi vari cambi d’abito, che lo ritraggono fiero ed elegante, ed aggiunge che è stato assai difficile organizzare il tutto in soli 5 mesi. Arriva al punto tale da confidare che è stata la moglie a pagare la loro parte, in quanto lui è malato e pertanto non può lavorare. Parla senza vergogna, anzi, con grande orgoglio nei confronti della compagna. I saluti finali avvengono secondo la “nostra tradizione”, per volontà loro, con baci e abbracci fra uomini e donne, cosa che normalmente qui non sarebbe consentita. Siamo felici di aver trascorso quest’ultima serata ad Udaipur in un contesto così amichevole. Felici di aver incontrato la nostra giovane amica che ci saluta con un “Mi mancherete”.

Le celebrazioni del “Kite Festival”, il Festival degli Aquiloni che ricorda la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, ci convincono a raggiungere Ahmedabad. Tra il 14 e il 15 gennaio, avviene la transizione del sole dal Tropico del Capricorno al Tropico del Cancro ed è dunque questo il momento saliente della cosiddetta “Uttarayan”, una festa che anima tutta l’India ed in particolar modo le città di Ahmedabad e Jaipur. Arrivando dal Rajasthan, lungo le strade, spuntano bancarelle e banchetti che vendono aquiloni di forme, colori e grandezze differenti. Tantissimi gli uomini che si occupano di rifinire i lunghissimi fili con uno speciale impasto di colla colorata e polvere di vetro, per renderli taglienti al contatto. Intere famiglie sono in coda per aggiudicarsi i pezzi migliori: in questi giorni non ci sono limiti d’età, sesso o religione, tutti sono pronti a raccogliersi sui tetti con parenti ed amici per sfidarsi nella battaglia “all’ultimo filo”. I giocatori, con i loro aquiloni, devono cercare di rimanere in volo il più a lungo possibile, tagliando ad uno ad uno i fili degli altri avversari.

Il mio stato di salute, non proprio ottimale, non mi lascia alternativa, se non quella di un ennesimo riposo forzato; Stefano si avventura cosi in solitaria, spostandosi tra le vie della città vecchia, vero cuore dell’evento, lungo le rive del fiume Sabarmati, con gli stand di appassionati da tutto il mondo (anche dall’Italia!!), e finalmente sulla sommità di uno dei tanti edifici in festa. Il colore chiaro della pelle, come spesso capita qui in India, attira le attenzioni di un giovane ragazzino che si aggira curioso tra la gente. Akash Tiwari si occupa della security di un palazzo poco distante ed invita Stefano a raggiungere famigliari e impiegati dei vari uffici, che proprio su quel tetto si stanno sfidando. I presenti sono euforici, la musica divertente e l’arrivo di Stefano, di un “bianco”, rende l’intera faccenda ancora più entusiasmante. Gli scatti fotografici non si contano, così come i fuochi d’artificio e le lanterne che illuminano il cielo di Ahmedabad dopo il tramonto. Il ragazzo è fiero di aver introdotto “lo straniero” ai festeggiamenti privati; chiama addirittura il fratello, che si trova negli Emirati Arabi per lavoro, pregando Stefano di scambiare qualche parola con lui. Quando l’oscurità placa anche gli animi più allegri, giunge il momento di congedarsi. Akash non chiede nulla, se non la promessa di rimanere in contatto, di scambiare di tanto in tanto qualche messaggio su WhatsApp: “Keep in touch, my friend”.

INFO UTILI !!!

Udaipur:

Tra i vari monumenti che meritano una visita, nei dintorni di Udaipur, c’è sicuramente il forte di Chittaugarh, situato a circa 100 km di distanza dalla suddetta città! I modi per raggiungerlo sono molteplici. Ci si può affidare alle agenzie con tour privato in taxi, ad un costo che varia tra le  1800/2200 rupie (1€ equivale a circa 70 rupie); ottimo se si è in 4/5, così è possibile dividere la spesa del mezzo. Seconda opzione, molto interessante, può essere quella di affittare una motocicletta/scooter, sicuramente un pelo più cara, ma senza dubbio più emozionante e con più libertà di movimento all’interno della mura del forte. Per entrare al forte con la motocicletta, dovrete aggiungere 10 rupie al prezzo dell’ ingresso. La terza, quella che abbiamo adottato noi, è la più economica se si viaggia in due o da soli…con circa 80 rupie si raggiunge la stazione dei bus di Udaipur in autorisciò (volendo si può anche arrivare a piedi, se si alloggia nei pressi del lago Pichola) e da qui si può prendere un local bus diretto a Chittaugarh. I biglietti sono di sola andata e il prezzo è di 120 rupie per gli uomini e 90 rupie per le donne. Arrivati al forte Chittor, l’alternativa più economica è quella dell’ autorisciò (impossibile visitare a piedi perché l’area è troppo vasta), che con 350 rupie circa vi guiderà all’interno del forte per 4 ore. Il biglietto d’ ingresso al forte costa 200 rupie.

Ahmedabad:

Dopo esserci rimessi in forze, l’ultimo giorno abbiamo approfittato dell’intera giornata a disposizione; abbiamo visitato dapprima l’Adalaj Stepwell, ovvero il più raffinato dei pozzi a gradini presenti nello stato del Gujarat. Per arrivare, si prende il bus locale numero 401 o 501 in Paldi Rd e con 15 rupie a testa si raggiunge il capolinea di Chandkheda; da qui, con un minibus e con altre 8 rupie cadauno, si giunge nelle vicinanze del pozzo (in circa 30/40 minuti). 10 minuti di cammino e ci si trova davanti all’ingresso! Sulla via del ritorno, riprendendo gli stessi mezzi con un costo di 24 rupie cadauno, ci si può fermare a metà strada nei pressi del Sabarmati Ashram di Ghandi, un bellissimo luogo di pace da dove il Mahatma partí per la famosa “Marcia del Sale” verso Dandi.

Nice meeting on our way

These last weeks were full of meetings… After few days in Delhi spent to decide what to do, we started our SLOW, DEADLY SLOW, trip to the South.

On a night train we reached Udaipur, know as “The white city” because of the color of its marvelous buildings. The climate was pleasant, the beauty of the landscapes of this place and the tranquility of the lake Pichola, where we stayed. We felt enthusiastic since the very beginning.

Left the railway station, we headed to the central area, close to the huge City Palace, built from 1553 and over 400 years by some kings of Mewar in Udaipur reign. We did not spend too much energy in finding an accommodation for the night; many were the “customers’ hunters” along the streets, focused on bargaining and making very interesting deals for rooms. Without thinking too much, we accepted the proposal of a guy from Kesar’s palace Hotel, but later we discovered that the rooms were actually already booked. Sometimes Indian people are so much willing to sell that they forgot to check if there are rooms available.

However it was not a big deal; in fact the short memory of this man offered us another alternative. Kesar, owner of the Hotel, opened for us a little room of her house on the top of a building with a bathroom and a little balcony all for us. Apart from the special accommodation, the woman also introduced us to her husband and her children , with whom we chatted a little and drank “chai”. Not a bad start.

In the late afternoon that same day, wandering around to find a panoramic place where to see the sunset, we asked a young local for advice. Never had we thought that this action, which we did many many times in those months, would have given us not only a mere information exchange. Vanishka, this was the name of the 22 year-old girl, did not only answered to our question, but in that moment she pretended to be our touristic guide and she showed us some of the best viewpoints and suggested us must-see places. She helped us getting all the information about the most favorable exchange money and for the buses to Chittor (the true “diamond” among the Rajasthan forts). But most of all, Vanishka told us about her past, working as a bank employee (which sounded awkward because of her young age) and about her current job as a teacher.  Currently, actually, she spent her time giving private lessons to Udaipur children for a couple of hours in the afternoon and with a very lower salary than the previous one. However, she had a lot of free time which she dedicated to his family and friends. Her older sister had just given birth and so,  help was needed with the newborn baby. She thought this is a normal thing to do: the love for the siblings is above all. Yes, that’s it! In case she, as Brahmin (the highest caste, the priests) would ever fall in love with a guy of a lower caste, she would renounce to the relationship because of Indian non-written law. “The love for my parent goes beyond all limits. I would never run away with a man” she said. We had no words. Maybe because our answer would have been different. How much respect for this young woman with noble feelings.

Stefano had a little health problem: he got a light pneumonia and this made us stop for a while. We saw Vanishka again after 4 days, we had dinner together in a restaurant in the city center. Also in this circumstance, it was not difficult to find something to talk about with her. We asked her some questions we had been thinking for a while, and she answered with pleasure. Vanishka told us why Indian people do not put their lips to the bottle when drinking: it’s a matter of respect, water is sacred and vital for life and also because in that way, they ingest water slowly, which is better for the body. According to our question about the pretty old men who die their hair with strange colors, she smiled and told us “They are already quite old and they don’t wanna show their white hair. Instead of using chemical darker colors, they use henna, which is completely natural.” Vanishka appreciated our curiosity and offered us to meet again but this time, at her house.

The night after, very excited, we reached the house following the instructions she gave us the night before. Vanishka’s mom welcomed us with a big hug in their tiny but tidy house in the city center. In what can be defined as the living room (which turns into a bedroom at night), we met all the family, also the older sister with the baby and a couple of friends. Her dad was very shy and he could not look at us very much, he was not irritated, because his eyes were full of excitement and gratitude. Her mom was a very funny and extrovert woman; she is a teacher of Hindi in a private school in Udaipur. She started a real interrogatory about Italian schools: subjects, students per classes, salary, work schedule. She did not hesitate to ask me suggestions about new activities for the students (the only thing was that I had never taught Hindi in my life!!). She defined herself as a good cook and actually she prepared a “dhal and chapati” (lentils with Indian bread) which was worth the the best restaurant  downtown. The older sister is a radio speaker; after her marriage 4 years ago, she had to move to the in-laws’ house to follow the tradition. Being a mom now, gives her the right to go often to her parents’ house. Watching the marriage photos, not only did we notice the rich dresses and jewels which decorated the body of the women, but also the number of the guests: almost 1300. The joy of the guests who attended the marriage, the dances and laughs and finally the deep sadness when the bride had to say goodbye to her parents and to the house in which she had grow up.

The Hindu ceremonies  are quite a lot and they last for 7 days. There are three ceremonies for the most important gods, in order to ask them to wish good luck to the married couple:” Ganesh Puja”, ” Mata Ji Puja” and “Bheru Ji Puja”. The “Haldi Rasam” is a ritual through which the body and the soul are prepared for the marriage. They use a paste called “Haldi”, prepared with curcuma, roses water and sandals powder, kind of fresh and sticky, which they put on feet, knees, arms and face. Also the “Mehandi Rasam” is about beauty during that one, they make henna tattoos. Then, there is the “Mahila Sangeet” , that is the dance party and the “Bahrat Swagat”, a sort of welcome party for the relatives on behalf of the wife and the husband. Also the “Mandap” there is which represents the real marriage with the ring exchange. Finally, the “Vidai” which represents the real goodbye of the wife to her parents’ house and the beginning of the life with her husband.

During the conversation, Vanishka’s father relaxed a little bit and started talking directly to us. Before, he showed us the photos where he changed his dresses, which portrayed him very elegant and proud, and he added that it was quite difficult to organize everything in only five months. He even told us in confidential way that it was his wife that paid their part, because he was ill and he could not work. He spoke without shame, very proud of his life partner. We said goodbye to them following Italian tradition: hugs and kisses (they were willing to do it!!) also between men and women, which was something not allowed here normally. We were glad to have spent our last night here in Udaipur in such a familiar environment. Glad to have met our young friend who told us “I missed you” and then said goodbye.

The “Kite Festival” celebrations, which determined the end of winter and the beginning of spring, convinced us to reach Ahmedabad. Between 14th and 15th of January there was the “Uttarayan”: when the sun goes from Tropic of the Capricorn to the Tropic of Cancer. This is one of the most popular festivals in India, mostly in Ahmedabad and Jaipur. Coming from Rajasthan, in the streets, there were plenty of stalls selling kites of different colors, size and shape. Many people fixed  the strings with a glass paste in order to make them sharp. Lots of families were queuing to take the best pieces: during these days there are no differences of sex, gender or religion because everyone gathers on rooftops of the houses with family and friends and challenge anyone else to the “last string battle”. The players have to keep flying their kites and try to cut one by one the other kites’ string.

My health, not very good those days, kept us in the hostel once again. Stefano ventured alone, walking in the streets of the city, the heart of the event, alongside the river Sabarmati covered with the stands of kites from all over the world (even from Italy!!) and also on the top of a building where celebrations took place. The fair skin, as often happens here in India, attracted a young curious guy walking among people. Akash Tiwari was a security employee of a building not far from there and he invited Stefano to join the families and employees of the offices who were challenging on the rooftop. The people were euphoric, the funny music and the arrival of Stefano (the WHITE guy) , got them even more enthusiastic. The photoshoots were countless, like the fireworks and the lanterns illuminating the sky of Ahmedabad after the sunset. The young guy was proud to have introduced a foreigner to the private celebrations; he even called his brother, who worked in the Emirates, asking Stefano to talk a little with him on the phone. When the darkness of the night stopped even the more enthusiastic people from flying kites, that was the moment to say goodbye. Akash did not ask anything, only made Stefano promise to keep in touch, to send sometimes some texts on WhatsApp :”Keep in touch, my friend!”

USEFUL INFO!!

Udaipur: 

Among all the monuments which are worth visiting, close to Udaipur, there is fort Chittaugarh, located at almost 100km from the city! There are multiple ways to reach it. You can rely on private agencies with private tour in taxi and the cost may vary from 1800/2000 are (1 euro= about 70 Rs). It’s perfect if you are 4/5 people so that it’s possible to share the costs. Second option, very interesting, you can rent a motorcycle/moped, maybe a little bit more expensive, but more exciting and then you are free to move wherever you want in the fort. To enter the fort with the motorcycle you need to pay 10 Rs more at the entrance. The third option was the one we chose, the cheapest one if you travel in couple or alone..For around 80 Rs, you can reach the bus station by rickshaw (you could also reach it walking if you live close to Pichola lake) and here is possible to take a bus directed to Chittaugar. The tickets are one way only and it’s 120 for men and 90 for women. When you get to the Chittor fort, the cheapest option is to take an auto rickshaw (it’s impossible to visit by walking, because it’s a huge area)  and pay 350 Rs for a 4 hour guided tour. The ticket of the fort is 200 Rs.

Ahmedabad:

After we recovered, the last day we were  busy all the time. Firstly we visited the Adalaj Stepwell, that is to say, the most refined well with stairs, in the state of Gujarat. To get there, you take bus n. 401 or 501 in Paldi Rd and with 15 Rs each, you can get to the last stop Chandkheda; from here with a minibus and other 8 Rs each, you get close to the well (in about 30/40 minutes). After 10 minutes walking, you are in front of the entrance!! On your way back, taking the same means of transport with the same prices, you can stop  halfway close to the Gandhi Sabarmati Ashram, a great place of peace where the Mahatma started his famous “Salt March” towards Dandi.

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