Nepal non è solo Annapurna o Everest | Nepal does not only mean Annapurna or Everest

“Earthquake” significa terremoto. Una parola che forse non avevamo avuto modo di utilizzare nelle nostre precedenti conversazioni in inglese. Una parola che abbiamo sentito e pronunciato parecchie volte durante il nostro trekking nella valle del Langtang. Il ricordo è ancora molto presente nei racconti delle persone che vivono qui e che in un attimo, nell’aprile 2015, hanno visto sparire famigliari, amici, clienti (turisti), animali, ma anche abitazioni e guest house costruite con i guadagni di una vita. Lo scorso lunedì 27 novembre, alle ore 05.22 del mattino, la terra ha tremato di nuovo; qui ormai è d’abitudine avvertire questi leggeri “traballamenti”. Per nostra fortuna l’epicentro era a circa 150 km di distanza, nei pressi di Solukhumbu. La scossa, percepita da noi in modo piuttosto debole, ha invece provocato una valanga sul monte Ama Dablam, causando la morte di uno sherpa impegnato in una spedizione. Le ultime sere trascorse in alta valle abbiamo faticato non poco a prendere sonno… la luce frontale vicino al letto e il sacco a pelo con la zip a metà in caso di necessaria fuga all’esterno. Stando su queste montagne, ti chiedi come sia possibile che la gente continui a vivere qui, dove abbia trovato la forza di riparare i muri e i tetti, di costruire un nuovo villaggio giusto poco più in su del precedente, sommerso da un’enorme quantità di detriti, com’è successo nel caso del paese di Langtang. Succede qui come nel nostro Bel Paese; noi esseri umani siamo in grado di tirare fuori le nostre migliori energie nei momenti peggiori. In Nepal attualmente sono attivi tantissimi progetti umanitari, alcuni finanziati direttamente dai grandi governi, altri partiti da iniziative personali, e forse per questo anche più nobili.

“Quando sei a un bivio e trovi una strada che va in su e una che va in giù, piglia quella che va in su. È più facile andare in discesa, ma alla fine ti trovi in un buco. A salire c’è speranza. È difficile, è un altro modo di vedere le cose, è una sfida, ti tiene all’erta ”, scriveva Tiziano Terzani.

Ed è così che il giorno del nostro arrivo a Syabrubesi, dopo 8 ore di pullman per percorrere i 130 km di quella che qui viene definita “autostrada”(!!!), abbiamo conosciuto lo spagnolo Paul. Alla ricerca di una sistemazione per la prima notte, abbiamo deciso di intraprendere la strada in salita, verso il fondo del paese. La voce di Paul ci ha invitati ad entrare all’Hotel Village View & Guest House, dove lui è ormai di casa. Sorriso smagliante, fisico da arrampicatore e un perfetto italiano imparato durante la carriera universitaria condotta a Ferrara (e anche grazie ad un’italianissima fidanzata), Paul vive a Syabrubesi per la maggior parte dell’anno, da quando è sfuggito alla catastrofe del terremoto e, come dice lui senza dar troppe spiegazioni, da quando i locali gli hanno salvato la vita. “Living Nepal” è un progetto ambizioso e ormai piuttosto famoso in Spagna; raccoglie fondi da destinare alla ricostruzione con iniziative di vario genere, dalle maratone alle lezioni di “yoga solidale”, ma anche vestiti, che poi lui stesso porta nei vari villaggi disseminati nell’area del Parco Nazionale del Langtang. È ammirevole che questo ragazzo, insieme alla sua Sara e al parigino Gabriel, abbia scelto di rimanere qui per aiutare gli abitanti di un Paese da lui tanto amato per via della montagna e verso il quale si sente ora in debito. È ammirevole che continui a scegliere di rimanere nonostante le difficoltà che incontra nel tentativo di far collaborare le persone.

Durante questi nove giorni, abbiamo conosciuto un altro Paul dall’animo gentile. Lui è di origine francese, ha 75 anni e da ben 12 si reca a Kyangjin Gumba, a 3880 metri, sopra il paese di Langtang. Durante un viaggio organizzato conobbe la famiglia che gestisce lo “Yak hotel”, decise di finanziare gli studi di uno dei quattro figli. Poi li aiutò nell’acquisto dell’attuale struttura ricettiva, a patto che prima Tshering Pema Tamang , il capofamiglia nepalese, si recasse in Francia per apprendere i segreti dell’accoglienza turistica “made in Europe”. La generosità del francese Paul non si è fermata nemmeno quando è giunto il momento per la famiglia di acquistare casa a Kathmandu. “Potevo permettermi di farlo, perché non avrei dovuto aiutarli?”, ci ha detto. Non era per nulla scontato che lo facessi, caro Paul. La famiglia di Tshering Pema lo ha ringraziato regalandogli un piano dell’abitazione nella capitale.

Paul lo abbiamo conosciuto allo “Yak hotel” di Kyangjin Gumba, dove noi abbiamo alloggiato in segno di riconoscenza verso Jangbu Jangba, figlio minore di Tshering Pema . Grazie all’aiuto di questo ragazzo, l’intera valle del Langtang si è mobilitata per permetterci di ritrovare la nostra preziosa macchina fotografica, smarrita accidentalmente lungo i sentieri di montagna, la mattina dello scorso 25 novembre. Stefano ha percorso chilometri e chilometri su e giù per la valle per parlare con chiunque incontrasse. La macchina però era stata raccolta da una ragazza di Langtang paese, portata a Kyangjin Gumba e da me intercettata in vetta solo nel pomeriggio. È stata straordinaria la collaborazione ricevuta da queste persone; diciamo la verità, chiunque di loro avrebbe potuto rivendere un simile oggetto al “mercato nero” garantendosi più di un anno di cibo!!

Per tutti questi buoni, buonissimi motivi ci sentiamo in dovere di consigliarvi un trekking nel Langtang. Per troppi turisti ancora, il Nepal è sinonimo quasi esclusivamente di Annapurna o Everest. Ma anche la valle del Langtang merita la giusta attenzione. Noi siamo saliti dai 1500 metri di Syabrubesi ai 4773 del Kyanjin Ri, passando per Bamboo e Lama village, Langtang e Kyangjin Gumba. Un paesaggio magnifico ha accompagnato la nostra scalata, tra boschetti in cui vivono numerosissime le scimmie, aquile himalayane, cascate e pianori in cui pascolano yak e cavalli. Questa è anche la zona del “red panda” e dello “snow leopard”. Dalla cima del Kyanjin Ri abbiamo ammirato il ghiacciaio del Langtang e i picchi da 5000, 6000 e 7000 intorno a noi. Da Kyangjin Gumba si può proseguire per il fondovalle Langshisha Karka, la “terra dei ghiacciai”; tornando al Bamboo village invece, una deviazione conduce ai meravigliosi laghi sacri di Gosainkund e attraverso il Lauribina pass, a 4610 metri, si può giungere infine alla zona del Shivapuri Nagarjun National Park. Da qui occorre una sola ora di autobus per tornare alla capitale.

Insomma, nel Langtang c’è molto da fare, scoprire e vedere; unendo l’utile al dilettevole, c’è una mano, o forse più, da dare a questa meravigliosa valle che sta ritornando alla vita.

Ecco qua due video imperdibili… Abbiamo conosciuto personalmente la ragazza dell’ “Hard Rock Café”, Kartok Lama, ed è stata lei stessa a mostrarci il primo filmato di cui è protagonista.

Nepal does not only mean Annapurna or Everest 

“Earthquake” is a word that we were not used to pronounce in our English conversations so far. A word that actually we heard and pronounced many times during our trekking in Langtang valley. The memory is still vivid in the stories that locals tell us: they saw not only siblings, friends, tourists, animals, but also their houses and guest houses built after many many years of hard work disappear in a minute. The previous Monday, November 27th at 5:22 am, the Earth has shoke again. Now, it is common to feel those tremblings. Good for us, the epicenter was 150 km away, close to Solukhumbu. The shake that we felt just a little has provoked an avalanche on Ama Dablam mount causing death to a Sherpa who took part in an expedition. During the last nights in the valley, we had a hard time falling asleep .. we kept the light on, close to the bed and the sleeping bag half zipped in case we had to escape. Living in these mountains, you wonder how it is possible that those people are still able to live there, where they found the willingness to rebuild the walls and the roofs and to create another village just a little bit far from the previous one, the Langtang, which is now covered by an enormous quantity of debris. As in our “Bel Paese”, human beings are able to find the greatest strength to go on when the worst happens. Currently, in Nepal there are a lot of humanitarian projects, economically supported either by the national and international Governments, or by private activities, perhaps more generous.
“When you find yourself in a crossroads and you see a one go up and another one go down, choose the one that goes up. It’s easier to go down, but at the end, you end up in a hole. When you go up there is hope. It’s difficult, it’s another way to see things, it’s a challenge that keeps you at the edge of your seat.” said Tiziano Terzani.
The day we arrived in Syabrubesi, after a bus trip of 130 km, 8 hours long in a so-called “highway”(!!!), that’s when we met a Spanish man: Paul. Looking for an accommodation for our first night, we decided to continue our walk up the path and reach the nearest village. Paul invited us to enter the Hotel Village View & Guest House, in which he is a frequent customer . Shining smile, fit body, since he is a climber, and a fluent Italian learnt during his university career in Ferrara (and also thanks to his Italian girlfriend). We got to know Paul, who lives in Syabrubesi for the most part of the year, since he survived the earthquake disaster and, as he told us, the locals saved his life. “Living Nepal” is an ambitious project and now very famous in Spain; they do crowdfunding to raise money for the reconstruction of the village doing many initiatives from yoga and also clothes that he brings in the villages spread in the Langtang National Park area. It’s such an admiring thing that this guy, with his girlfriend Sara and the “parisien” Gabriel, decided to stay here to help the people of a country so beloved, for its mountains and to which he now feels in debt.
During those nine days we met another Paul with a very gentle soul. He had French origins, he was 75 years old and for 12 years he had been coming back to Kyangjin Gumba, a village at 3880 mt above the Langtang village. During a group trip with a travel agency, he met the family that ran the “Yak Hotel” and he decided to pay for the school for one of his 4 children. After that, he decided that he wanted to help them buy the house, which is now the new “Yak Hostel”, only if Tshering Pema Tamang, father, had accepted to go with him to France to learn the touristic accomodation standards “made in Europe”. The generosity of the French man was not enough, even when the family wanted to buy a new house in Kathmandu. “I could afford it, why shouldn’t I have helped them?” He told us. It is not so common for a French man to buy a house for a Nepalese family, my dear Paul. Tshering Pema Tamang’ s family thanked him building a new floor in their house in the capital city of Nepal, which is now Paul’s new home.
We met Paul at the “Yak Hotel” in Kyangjin Gumba, where we stayed as a sign of gratitude to Jangbu Jangba, the youngest son of Tshering Pema. Thanks to the help of this guy, the entire valley of Langtang mobilized to find our valuable camera , which we accidentally had lost on one path in the mountain on November 25th. Stefano ran kilometers and kilometers up and down in the valley to talk with everyone he met in the valley. However, the camera had been found by a Langtang woman, that I met in the afternoon on the top of the mountain, who had brought the camera to Kyangjin Gumba. It was extraordinary how people collaborated to let us find the camera. To tell the truth, it would have been easy for them to sell it in the black market, it would probably make enough money to buy food at least for a year!!
For all these motivations we feel glad to suggest you a trekking in Langtang. Until now, for many tourists, Nepal only means Annapurna or Everest. However, also the Langtang valley is really worth visiting. We went from 1500 mt (Syabrubesi) to 4773 (Kyangjin Ri) walking through Bamboo and Lama villages, Langtang and Kyangjin Gumba. We were always surrounded by an amazing landscape: woods in which we saw many monkeys, waterfalls, Himalayan eagles and plains where you can easily see yaks and horses. This is the hometown of the “red panda” and the “snow leopard ” as well. From the top (Kyangjin Ri) we could see the Langtang glacier below and the other 5000, 6000 and 7000 mt tops which surrounded us. From Kyangjin Gumba, you can keep going to the end of the valley Langshisha Karka, “the land of glaciers “, whereas, going back to Bamboo village, a road will bring you the the marvelous holy lakes of Gosainkund. Moreover, through the Lauribima passage at 4610 mt, you can reach the area of Shivapuri Nagarjun National Park. From here you can catch a bus to go to the capital city.
Anyway, there are a lot of things to do, to see and to discover in Langtang valley and if you want to do something useful as well, you can give a help to rebuild this incredible valley coming back to life.
Here there are two videos that you can’t miss. We personally knew the woman of “Hard Rock Cafe”, Kartok Lama, and it was herself that showed us the first video of which she is the protagonist.

 

 

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