Natale in India | Christmas in India

Non si tratta dell’italianissimo “cinepanettone”, già uscito alcuni anni fa in occasione delle festività natalizie. E cosa più importante non si tratta delle avventure di Boldi, De Sica & co., che in realtà, a nostro modesto parere, non fanno pensare nemmeno lontanamente a quel che si incontra per le strade, sui treni o nei mercati di questo Paese dell’Asia. Vogliamo raccontare semplicemente il nostro Natale, molto diverso dai soliti… i giorni che l’hanno preceduto, ovvero la nostra “Novena”, se è lecito chiamarla così, e poi quelli che sono venuti dopo.

Un mese è passato dal nostro arrivo in India e da allora, eccezion fatta per Gorakhpur, siamo tornati in alcune cittadine che già avevamo avuto modo di visitare due anni fa, accompagnati da un bellissimo gruppo di “Viaggi Avventure nel Mondo”. All’epoca io (Giulia) non ero pronta per affrontare tre settimane in Asia, in coppia. Così chiesi a Stefano se fosse disposto a farlo con un gruppo di perfetti sconosciuti, provenienti da tutta Italia. Chi l’avrebbe mai detto che saremmo partiti per ben 12 mesi solo io e lui ?? Strana la vita.

CALCUTTA, dal 15 al 19 dicembre

Come avevamo anticipato nell’ultimo post, il 15 dicembre eravamo a Calcutta, giusto il tempo di guardarci attorno, far togliere i punti dalla mia mano destra all’Apollo Gleneagles Hospitals, ed il 16 è arrivata la mia sorellina Eleonora dall’Italia (di anni ormai ne ha già 21, ma a me piace così tanto chiamarla sorellina…). Sembravano passate poche settimane dal nostro ultimo saluto a Milano ed in un lampo l’abbiamo vista comparire magicamente dietro i vetri delle porte dell’aeroporto. In quel momento, quasi non pareva vero di averla di fronte noi.

Calcutta ci ha regalato giorni trascorsi tra mercati, strette vie rumorose e caotiche, contrastanti con l’immenso silenzio trovato tra le mura della Casa di Madre Teresa; preghiere musulmane cantate alle ore più improbabili della notte, ma anche la pace del quartiere dove si trovano i realizzatori di sculture in polistirolo e terracotta. Per la nostra giovane compagna di viaggio è stato il momento dell’impatto con la sporcizia, il traffico allucinante e assordante (gli indiani pare abbiano una particolare predisposizione all’utilizzo del clacson), le famiglie di strada, i cani randagi malaticci che si aggirano ovunque. Queste immagini sono state “parzialmente alleviate” dalla cordialità dei venditori, dall’ottimo cibo, dai sorrisi dei bambini e dei ragazzi, come quelli che ci hanno invitati ad assistere ad un torneo di calcio di quartiere, direttamente da un piccolo “palco d’onore”; dalla compagnia dei tedeschi Hana e Andy, conosciuti due mesi addietro sulla transmongolica, e dalle visite ai primi siti culturalmente interessanti. Insomma, un primo approccio tutto sommato positivo. Ma qui non vogliamo fare un mesto elenco di ciò che abbiamo visto, saranno gli album fotografici ad adempiere a tale compito. Il blog è il posto dove amiamo raccontare le nostre storie, poiché i luoghi rimangono immutati, sono i vissuti personali a determinare le esperienze. In queste settimane, ogni città ci ha regalato emozioni ed avventure differenti; anche se non sempre positive (o forse sì ?). Ed è di questo che vogliamo parlare.

Dov’eravamo rimasti… ?

BODH GAYA, dal 20 al 23 dicembre

Da Calcutta, abbiamo deciso di spostarci a Bodh Gaya, cittadina del Bihar nota in quanto qui, sotto un albero di fico sacro, Siddhartha Gautama raggiunse l’Illuminazione diventando “il BUDDHA”. Per arrivare alla meta, abbiamo viaggiato in “sleeper class”, ovvero la classe più economica disponibile sui treni indiani (in questo periodo, al nord, possiamo dire che sono anche i vagoni più freddi). Noi avevamo già esperienza in tale “campo”; Eleonora, al suo “debutto”, ha dimostrato un ottimo spirito di adattamento, non solo alle condizioni igieniche discutibili, ma anche agli innumerevoli minuti (per non dire ore) di ritardo.

Bod Ghaya si è rivelata affascinante come la ricordavamo, forse ancora di più per l’elevata concentrazione di tibetani e di monaci buddisti arrivati da tutto il mondo in vista del “Kalachakra, celebre festa religiosa durante la quale assistere a preghiere, momenti di meditazione, ma soprattutto dove poter udire le parole e gli insegnamenti del Dalai Lama, da lui stesso in persona! Tutto subito, a fronte di quella che ci è parsa un’imperdibile occasione, io e Stefano abbiamo deciso di procedere con la registrazione gratuita e il ritiro del “pass”, in qualità di ospiti stranieri. Secondo i nostri piani, avremmo potuto tranquillamente portare a termine l’itinerario con Eleonora fino a Delhi, ultima tappa del  suo soggiorno, e successivamente, i primi di gennaio, tornare a Bod Ghaya per prendere parte all’evento. Sono bastati pochi giorni per abbandonare gradualmente l’idea…

Dapprima i locali ci hanno informato che, nelle settimane del “Kalachakra”, i prezzi delle accomodation sarebbero triplicati; come unica alternativa, ci sarebbe stata la  possibilità di alloggiare in tende comuni insieme ai tibetani. Un’idea ottima per noi, un’esperienza da non credere… Non fosse stato per le temperature piuttosto fredde della stagione. Ma il fattore climatico non ha determinato la nostra scelta.

Già due anni fa eravamo entrati in contatto con l’estrema povertà della zona, con le innumerevoli persone, adulti, vecchi e bambini, che quotidianamente si trascinano sull’asfalto polveroso chiedendo soldi, con i gruppi musicali improvvisati di disabili, molto spesso appositamente “sistemati” in determinati punti della città per raccogliere poche monete. Conoscevamo la situazione, ma ci è sembrato tutto “raddoppiato”, se non ”triplicato”. Troppo difficile camminare ed imbattersi in quell’enorme quantità di povera gente; ci siamo sentiti smarriti, a tratti impotenti e disperati. Troppo difficile osservare tutti quei monaci “tirati a lucido”, con le loro belle teste rasate e le stoffe lucenti degli abiti, camminare quasi impassibili. Ho pianto. Mi sono commossa quando ho visto mia sorella donare la sua bella pashmina nera ad una bambina mezza nuda che batteva i denti. Nei suoi occhi ho letto lo stesso sentimento.

A poca distanza dal centro, nei pressi delle caverne di Mahakala, abbiamo trovato tantissimi venditori di biscotti che ci invitavano a comprare interi scatoloni di dolci da distribuire ai disperati disposti tristemente in fila, lungo la salita al luogo sacro. Di fronte alla nostra indignazione, questi mercanti senza scrupoli proponevano come possibili clienti le grandi scimmie dal muso nero, ghiotte di questo cibo a basso costo, almeno quanto i bambini. Inutile spiegare come ci siamo sentiti… Abbiamo pensato che con l’arrivo del Dalai Lama la situazione, probabilmente, sarebbe ulteriormente peggiorata; molti più poveri, ma anche molti più ricchi, disposti a pagare cifre folli per alloggiare in città. É “bastato” questo per farci decidere che non saremmo tornati a Bod Ghaya.

Con il cuore triste e pesante, ci siamo dunque spostati a Varanasi.

VARANASI, dal 24 al 26 dicembre

Dalla nostra prima visita a questa città dalla magica sacralità, innumerevoli volte abbiamo sognato il nostro ritorno. Varanasi è sinonimo di ghat (le scalinate che scendono al fiume), corpi bruciati, odore penetrante, di cadavere e di pattume, ma anche profumo d’incenso, botteghe con gioielli ed abiti meravigliosi; Varanasi è il Gange con la sua “puja” (la preghiera induista celebrata lungo i ghat principali), stretti vicoli in cui si aggirano enormi vacche, che si recano presso abitazioni private per ricevere il loro pasto quotidiano, è il quartiere musulmano con le sue fabbrichette tessili. Una città che in tutti i viaggiatori lascia il segno. Varanasi è stata, quest’anno, il nostro Natale.

Dalla terrazza del Bunkedup Hostel, situato in un edificio vecchio di 500 anni, abbiamo goduto non tanto del panorama, nascosto dalla foschia, quanto dell’atmosfera incredibilmente pacifica di questa città, della quiete emanata dalle acque del Gange. La mattina del 25, alle 05.30 circa, abbiamo assistito ad una “puja” poco frequentata per via della fitta nebbia, ma non per questo meno bella. Ho apprezzato, come forse non facevo da anni, il piacere sincero di avere una persona della mia famiglia accanto. Ho sentito la mancanza di quello che significa per me Natale: casa, persone, calore, amicizia.

KHAJURAHO, dal 27 al 28 dicembre

Khajuraho, oltre ai celebri templi del Kamasutra, ci ha mostrato una faccia dell’India che non avremmo mai voluto incontrare. Nel corso dello spostamento notturno su rotaia da Varanasi, un anonimo ha pensato bene di impossessarsi illegalmente di una delle nostre due fotocamere, la stessa che nell’ultimo periodo non avevo avuto modo di utilizzare di frequente per via del problema alla mano. La mattina del 27 dicembre, il nostro è stato un triste risveglio, ma… c’è sempre un “ma”. Non sempre, spesso. O meglio, dipende se lo si vuole trovare.

Già, perché nonostante il “fattaccio”, girovagando per la zona dei templi, abbiamo conosciuto dei giovani ragazzi che hanno fatto tutto il possibile per aiutarci: non volevano in alcun modo che conservassimo un brutto ricordo della loro cittadina. Due amici con la moto si sono offerti di riaccompagnare Stefano in stazione per sporgere denuncia e chiedere eventuali informazioni alla gente del posto. E come se non bastasse, quando hanno constatato che non ci sarebbe stato modo di ritrovare l’oggetto, hanno insistito affinché Stefano consultasse il “saggio”, un sadu di 120 anni che, nel latte di una noce di cocco, avrebbe letto il nome dell’ignobile furfante. Sembra una storia inventata, ma non lo è. Ancora oggi mi chiedo perché Stefano non abbia voluto ascoltarli!! Io ci avrei almeno provato… no?

Tutto ciò accadeva mentre altri due, poco più che bambini, si prodigavano per ricondurre me e mia sorella all’ostello, non prima di una breve visita al loro piccolo, antico villaggio. Hanno avuto grande cura di noi, spiegandoci la suddivisione dell’abitato in 4 zone, in base alle 4 caste, senza dimenticare di farci vedere la loro scuola, sostenuta dai fondi raccolti da un’associazione olandese (www.kashimandir.org).

Loro sono stati il nostro “ma”, il motivo per il quale non ci siamo arrabbiati e non abbiamo inveito contro il popolo indiano, classificandolo come “ladro”. Tutto il mondo è paese, poteva succedere anche altrove; chi lo sa se altrove avremmo incontrato questi giovani così gentili. Khajuraho è stata dunque croce e delizia, disperazione prima e speranza poi. Speranza che persone disponibili e di cuore si possano trovare ovunque.

AGRA, dal 28 (sera) al 29 dicembre

Il tempo ad Agra è stato davvero fugace. Giusto una sbirciatina all’Agra Fort e al famoso Taj Mahal, affollatissimo in questa stagione, ed è arrivato il momento di ripartire.

Tempo fugace, ma non troppo…

Ad Agra abbiamo trovato una famiglia di viaggiatori italiani (finalmente!!) di Taranto, con cui abbiamo chiacchierato piacevolmente. Interessante lo scambio soprattutto per noi, dato che Rita e Mario, genitori di Fausto, sono degli “abitué” dell’India. Giunti al loro 14esimo viaggio in questa terra, nessuno meglio di loro poteva raccontarci quanto e come sia cambiata nel corso del tempo.

Sempre qui, in un piccolissimo locale a conduzione famigliare aperto da pochi giorni, abbiamo avuto il piacere di cenare nuovamente con Gianluca Maffeis, alias “Operazione Giro del Mondo”. Avevamo conosciuto questo ventiseienne bergamasco, partito da 296 giorni con l’intenzione di girare l’intero globo senza aerei in 1000, a Kathmandu; in India, le nostre rotte si sono nuovamente incrociate. L’itinerario futuro prevede mete comuni e dunque ci siamo ritrovati a disquisire di visti, permessi, confini, itinerari e mezzi di trasporto. Chissà se il destino ci vorrà ancora insieme.

DELHI, dal 30 dicembre al 2 gennaio

Come da programma, il 30 dicembre siamo giunti a Delhi, ultima tappa del nostro mini-tour in compagnia di Eleonora. É stato bello avere con noi “un po’ di famiglia”, qualcuno con cui condividere incontri, venture e sventure di una parte del viaggio. Come avevo scritto nel post del day, quello che quasi quotidianamente pubblichiamo su Instagram e Facebook, sono felice che la nostra “reunion” sia avvenuta in India, in una terra stupenda, cordiale e colorata, ma talvolta anche trafficata, sporca, un pochino arrogante e, per certi versi, difficile da comprendere. Siamo felici di aver condiviso tutto ciò con una persona a noi così cara, felici che sia stata testimone di quei magici incontri dei quali talvolta è difficile parlare, poichè paiono frutto dell’immaginazione.

Incontri come quello avvenuto al Main Bazar di Delhi dove, sulla nostra via, è capitato un signore, un timido vecchietto con un dolce sorriso. Ci ha “abbordati” con semplici parole e in un niente ci siamo fatti convincere a seguirlo per bere una tazza di thè (il tanto famoso e delizioso “chai” indiano). Guardandoci dritto negli occhi, Baldev, questo il suo nome, ha parlato della sua terra, il Bhutan, dove la felicità e il sorriso hanno un’importanza che non è solo retorica; la “felicità interna lorda”, detta FIL, rappresenta un parametro reale di riferimento nel calcolo del benessere della popolazione del Paese. Baldev ha proseguito raccontando della sua religione, quella buddhista, e della sua filosofia di vita, basata sull’amore piuttosto che sul possesso. A tal proposito, non ha nascosto la sua indignazione per il mondo circostante, con il quale spesso e volentieri si trova in evidente disaccordo. Attraverso il potere della meditazione con il mantra (formula ripetuta molte volte come pratica meditativa), a ciascuno di noi ha raccontato qualcosa riguardante la vita passata o attuale, lasciandoci letteralmente sbalorditi.

L’India è anche questo, imbattersi casualmente ed inaspettatamente in persone davvero uniche.

Alla fine dei conti è stato tutto bello, divertente, ma soprattutto veloce. Salutare mia sorella non è stato facile, mi sentivo molto legata a lei prima della partenza; ora, dopo quest’esperienza insieme, ho idea che il nostro rapporto sia ancora più forte. Nuove avventure fuori dall’Italia la attendono per via dei suoi studi, le stesse che attendono noi, giusto qualche fuso orario più a oriente. Mentre la salutavo , le ho ricordato proprio questo.

Sarà sicuramente felice e come mi diceva un’Amica, poco prima della mia partenza… Cara Elly… “saperti felice, mi renderà felice”. A presto.

INFO UTILI !!!

Come abbiamo detto, stiamo facendo non poca pratica con i treni indiani, dunque siamo ormai dei SUPER esperti in materia. Ovviamente non è vero, ma qualcosa abbiamo scoperto e quindi ci pare ovvio condividerlo a beneficio di tutta la comunità. Soprattutto perchè le informazioni non sono così facili da reperire sul web.

Per prenotare i treni in India, non è necessario che vi rechiate presso le agenize turistiche, dove dovrete strapagare i biglietti. Va beh, intendiamoci… magari al posto di 2 li paghereste 6/7 euro, ma se avete intenzione di viaggiare per un po’, potreste salvare soldi. I tickets sono FACILMENTE acquistabili presso le stazioni ferroviarie, agli sportelli dedicati appositamente ai turisti stranieri, senza avere la preoccupazione di programmare con troppo anticipo gli spostamenti. In alternativa, se avete una SIM indiana (ed è davvero conveniente!!), potrete “fare spese” tramite l’applicazione “CLEARTRIP”, ma solo dopo aver effettuato la registrazione al sito ufficiale delle ferrovie indiane: www.irctc.co.in .

Quando accederete a “CLEARTRIP”, vi saranno richiesti i dati del LOGIN a Irctc, in modo tale che si verifichi una sorta di sincronizzazione tra i due. Dopodiché, sarete liberi di comprare fino a un massimo di 6 biglietti al mese, per ogni destinazione all’interno del Paese (per MESE s’intende il mese solare, non “30 giorni dal primo acquisto”) .

Su “CLEARTRIP”, così come su “NTES” (National Train Enquiry System), potrete sempre verificare lo stato del vostro treno: “in partenza”, “in corsa”, “in ritardo” (con i minuti di ritardo accumulati e l’orario d’arrivo previsto nella stazione in cui vi trovate) oppure “cancellato”. Questa è una possibilità grandiosa, soprattutto in stagioni di nebbia come questa, poiché di frequente i treni viaggiano con notevole ritardo (lasciatevelo dire da noi, che a Varanasi, a metà dicembre, abbiamo raggiunto il ritardo record di 30 ore!!!).

Christmas in India

We’re not talking about the super Italian “cinepanettone”, which was out in the cinemas some years ago for Christmas holidays. And more important thing, we’re not talking about Boldi and De Sica’s adventures, which actually, in our humble opinion, are not even close to what you find in the streets, on trains or in the bazaars of this Asian Country. We simply want to tell you our Christmas, very different from the usual ones, the previous days, that is to say our Novena, if it’s licit to call it like this, and also the days after.

A month has gone since we arrived to India and since then, apart from Gorakhpur, we came back to some cities that we had already visited two years ago with an amazing group of people of “Trips and Adventures around the World”. At that time, I(Giulia) wasn’t ready to face three weeks in Asia in two. So, I had asked Stefano if he agreed to leave with a group of complete strangers from all over Italy. Who’d have thought that we will have been able to leave for twelve months together, only Stefano and I??Life’s a funny thing.

CALCUTTA, from December 15th to 19th

Just like we had revealed you in the last post, on December 15th we were in Kolkata and we had just the time to look around, go to the Apollo Gleneagles Hospitals to have the stitches removed from my right hand and then, on 16th, my little sister arrived (she is already 21 years old, but I love so much to call her little sister!) It seemed to me that only few weeks had passed since our last goodbye in Milan and then, in a flash, we saw her magically appearing behind the windows of Kolkata airport. In that moment, it didn’t seem real to see her in front of us. Kolkata gave us days in its bazaars, in its narrow noisy chaotic streets, which were in contrast with the tranquility found in Mother Teresa’s house; in this city we heard Muslim prayers at the most unlikely hours in the night, but also did we found the peaceful quarter were great sculptures made by polystyrene and terracotta are created. For our young traveling companion, this was the moment when she met the dirtiness, the unreal and deafening traffic (it seems like Indian people have a particular predisposition for the usage of the horn), the poor families in the street, the ailing stray dogs that walk around. However, those situations were “partly alleviated” by the friendliness of the sellers, by the smile of the children and young boys, like the ones who invited us to watch a football match of their quarter on a “honor stage”; by Andy and Hana’s company, two German guys that we had met on the Transmongolian train two months before; by the good food and the first sightseeing tours of the city which were very interesting. Well, in short this was kind of a positive approach. But here we don’t want to list all the things that we did and we saw; our photo albums will show you everything. The blog is the place where we love to tell you our stories, because places do not change, but what we lived and the things that happen to us in those places determine our experience. During those weeks every city made us experience different adventures and emotions, even though not all of them were positive (or maybe yes?!). And that’s what we want to talk about.

Where were we..?

BODHGAYA, from December 20th to 23rd

Leaving Kolkata, we decided to move towards Bodh Gaya, a small city of Bihar, well-known because here, under a holy pipal tree, Siddharta Gautama reached the Illumination and became “the BUDDHA”. To reach our destination, we traveled on the “sleeper class”, that is the cheapest class available on Indian trains (in this period in the North, we can say that these are the coldest coaches). We had already experienced this “field”; Eleonora, at her debut, demonstrated a great adaptability, not only because of the lacking hygiene, but also for the countless minutes (not to say hours) of delay.

Bodh Gaya came out to be as fascinating as we remembered, maybe even more because of the high number of Tibetan and Buddhist monks who arrived here from all over the world only for “ Kalachakra” , a famous event during which the participants can attend to prayers, meditation moments and, most important, they can hear the teaching of the Dalai Lama in person. At first, that seemed to us an event that we could not miss at all and Stefano and I went to the free registration center to get the “pass” for foreigners visitors. According to our plans, we would have been able to end our journey with Eleonora till Delhi, last stop of her trip in India, and then go back to Bodh Gaya during the first days of January and take part to the event. It took us few days to gradually leave the idea behind…

At first, the local people informed us that, during the “Kalachakra” weeks, accommodation prices would have triple and, as the last opportunity, there would have been the possibility to stay in communal tents with Tibetans. A great idea for us, an incredible experience..Only if the temperatures weren’t that cold in this season. However, it was not the temperature who determined our choice.

Yet two years ago we got in touch with the extreme poverty of this area, where countless people, adults, old people and children slouch daily on the dusty streets asking for money and disabled musicians, most of the time sit in the nervest places of the city, play to get some money. We knew the situation, but this time we saw it doubled, if not tripled. Too much difficult for us to walk and see all those poor people; we felt lost, sometimes powerless and desperate. Too much difficult for us to see all those shiny monks, with their shaved heads and their shiny clothes pass by almost impassive. I cried and I was so touched when I saw my sister giving her pashmina to an almost naked little girl who was shaking her teeth. I read the same feeling in her eyes.

Not too far from the center, at Mahakala caves, we found many biscuits sellers who invited us to buy whole boxes of biscuits to give to those desperate people, sadly sit in a row along the way to go to the caves. Moreover, those guys, who were also quite young, tried to sell us the biscuits for the black-face monkeys, who enjoy this food so much, maybe as much as the children. Useless to say how we felt.. We thought that with the arrival of the Dalai Lama the situation will probably have got worse; more poor people, but also more rich people willing to pay a fool amount of money to get an accommodation in town. That was enough to make us decide not to come back in Bodh Gaya.

With a sad heavy heart, we moved towards Varanasi.

VARANASI, from December 24th to 26th

From our very first visit in this magic and holy city, countless times we dreamed of our trip back. Varanasi is the synonym of “ghat” (the big stairways which go down to the river), burnt bodies, jewelry, clothes and handcrafts shops, penetrating smell of corpses and trash, but also smell of incense. Varanasi is the Ganges and the “puja” (the hindi prayer celebrated at the principal ghats), narrow alleys in which enormous cows walk and very often go to private houses to get their daily meal; Varanasi is the Muslim quarter with the silk factories. It’s a city which leaves you a mock. Varanasi was our Christmas this year.

From the terrace of the Bunkedup Hostel, located in a 500 years old building, we could enjoy not only the landscape (because of the dense fog), but we enjoyed the great pacific atmosphere and the quiet released by the water of the Ganges. On Christmas morning, at 5 a.m we took part to a morning puja, to which not many people participated, but not for this reason was less beautiful. I sincerely appreciated, that maybe I did not appreciate for years, to have a family member next to me. I missed what means for me Christmas: home, people, warmth, friendship.

KHAJURAHO, dal 27 al 28 dicembre

Khajuraho, oltre ai celebri templi del Kamasutra, ci ha mostrato una faccia dell’India che non avremmo mai voluto incontrare. Nel corso dello spostamento notturno su rotaia da Varanasi, un anonimo ha pensato bene di impossessarsi illegalmente di una delle nostre due fotocamere, la stessa che nell’ultimo periodo non avevo avuto modo di utilizzare di frequente per via del problema alla mano. La mattina del 27 dicembre, il nostro è stato un triste risveglio, ma… c’è sempre un “ma”. Non sempre, spesso. O meglio, dipende se lo si vuole trovare.

Khajuraho, apart from the famous Kamasutra temples, showed us a face of India that we did not want to know. During our night journey from Varanasi to Khajuraho by train, an unknown person well thought about stealing us one of our two cameras, the same that I haven’t been able to use often because of my problem to the hand. The morning of December 27th, we had a sad awakening, but….there’s always a “but”. Not always, but often. Or better, it depends on you, if you wanna find it.

Yes, because although this bad accident, wandering around the temples area, we met some young guys who really did everything possible to help us: they didn’t want us to remember their town in such a bad way. Definitely. Two friends offered to bring back Stefano to the railway station to make a complain and ask further information to the locals. And, as if it weren’t enough, when they were told that there was anything to do anymore to find it, they insisted on bring him to consult the “sadhu”, a wise man, who is 120 years old and who would have been able to read the name of the stealer in the coconut milk. It seems a fake story, I know, but it isn’t! Still today I ask myself why Stefano did not want to follow them!! I would at least have tried…didn’t you? In the meanwhile, other two more or less children were there continuing their efforts to bring my sister and I back to our hostel, after a tour in their old village. They really took care of us and they explained us the division of the village in 4 areas, according to the 4 castas, without skipping their school, which is part of a Dutch Foundation that gathers the funds (www.kashimandir.org)

They have been our “but”, the motivation for which we were not angry with Indian people, classifying them as “stealers”. The world is a village, it could happen everywhere. We didn’t know if we would have met guys like that elsewhere. Khajuraho was “torment and delight”, desperation before and hope after. Hope that, more frequently, one can find such available and good-hearted people.

AGRA, from December 28th (evening) to 29th

Our stay in Agra was really fast. Took a peek at the Agra Fort and Taj Mahal and it was already the time to leave again.

Quick time, but not too much…

In Agra we finally met an Italian family from Taranto!!! We spent a good time talking with them. It was very interesting the exchange of ideas, mostly for us, because Rita and Mario, parents of Fausto, are India “habitué”. At their 14th trip in this land, no one better than them could tell us how much and how this Country has changed.

In a tiny Coffee close to our hostel that we discovered to be an early opened family-run business, we had the real pleasure to meet again Gianluca Maffeis, AKA “Operation World Tour”. We had met this 26 year old guy from Bergamo (Italy) in Kathmandu. He left 296 days ago with the intention to do a world tour in 1000 days. In India our roads crossed again. Our itinerary has common goals and so we found ourselves talking about VISAs, permits, means of transport, borders. Who knows if destiny will keep us in touch.

DELHI, from December 30th to January 2nd

As we had planned, on 30th we arrived to Delhi, last stage of our mini- tour with Eleonora’s company. It was good to have “a little bit of family”, someone with whom to share meetings, chances and bad moments during a part of the trip. As I had written on the daily post, that almost daily we publish on FB and Instagram, I am happy that our reunion happened in India, in such a beautiful Country, cordial and coloured, but sometimes also dirty, polluted, congested, sometimes a little bit arrogant and, to some extents, difficult to understand. We are happy to have shared all this with such a beloved person for us, happy that she witnessed some casual meetings that sometimes happen to us and about which sometimes it’s difficult to talk about because they seem a figment of imagination.

Meetings like the one at Main Bazaar in Delhi where, on our way, an old man appeared, a shy little old man with a shiny smile. He approached us with simple words and after few minutes he convinced us to go with him for a cup of tea (the famous and delicious Indian chai tea). Looking us into our eyes, Baldev, that’s his name, told us about his Country, Bhutan, where happiness and smile have not only a rhetorical importance: the GNH (Gross National Happiness) represents a real parameter of reference to calculate the citizens’ welfare. Baldev went on talking about his religion, Buddhism, and his life philosophy based on love, instead of possession. In this respect, he did not hide the indignation for the situation of this world, with which he is often in contrast. Through meditation and the power of mantra (repeated formula to allow meditation) he was able to tell each of us something about our present or past life, leaving us impressed.

India is also made of meetings out of the blue with unique people.

In the end everything was super nice, funny, but most of all fast. To say goodbye to my sister was not easy; I felt very closed to her before I left and now after this experience together, I think our relationship is even sronger. New adventures out of Italy are waiting for her and her studies, the same that are waiting for us, only some timezones more towards the East. While I was saying her goodbye I remind her this: she will be happy for sure and as a Friend told me just before my departure..”Dear Elly, if I know you happy, I’ll be happy”. See you soon.

USEFUL INFO!!!

As we said, we are super experts about Indian trains! Ok, no, not true, but we found something and it’s obvious to share it with you to the benefice of the whole community.

To book trains, it’s not necessary to go to travel tourist agencies where they will charge you the doubled price of the ticket. Well, to understand each other….instead of 2, you will pay 6/7 euros, but if you are planning to travel a little bit more, you can save money. Tickets can be bought EASILY at railway stations, at doors for foreigners tourists, without planning your displacement in large advance. On the other hand, if you have an Indian SIM (and it’s really convenient!!) you can do your shopping with the app CLEARTRIP, but only after you register on the official website of Indian railway www.irctc.co.in .

When you access CLEARTRIP, they ask you the LOGIN datas to irctc to let the system syncronize. After that, you will be able to buy maximum 6 tickets per month, for any destination in the Country (they mean solar month, not 30 days since the first ticket).

On CLEARTRIP, like on NTES (National Train Enquiry System), you will be always able to verify your train status: “leaving”, “running”, “with delay” (indicating the minutes of delay and the expected time of arrival) or “cancelled”. This is a great possibility, mostly for seasons like this one, when the fog causes many delays (let us tell you.. in Varanasi, in the middle of December, our train got 30 hours delay).

 

 

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