Il primo amore non si scorda mai | That first love…you will never get over it

Un altro Paese “è andato”… Anche gli ultimi giorni trascorsi nella tranquilla Pokhara sono volati via. Quando torneremo in Italia ci piacerebbe tracciare l’itinerario del viaggio su una cartina che occupa un’intera parete della nostra casa. Potremo segnare anche il Nepal tra gli Stati attraversati…per viverlo appieno avremmo avuto bisogno di più tempo. Per conoscere davvero è fondamentale immergersi completamente nella realtà del posto; credo che questo valga per ogni singolo Paese. Lo so, l’affermazione è scontata… ma, riflettendo su quest’ ultimo mese di viaggio, è venuta alla mente spontaneamente e non potevo vietarmi di riportarla. Oggi più che mai, ho consapevolezza di quanto sia elevato il valore del tempo trascorso in Nepal, che è entrato dentro le nostre menti e i nostri cuori.
È entrato con la sua polvere che ricopre tutto, cose, case, persone, con le sue strade dissestate, con il rumore del thamel di Kathmandu e la tranquillità del lungolago di Pokhara, che fanno a pugni con la povertà disarmate incontrata poco lontano dalle zone turistiche. Con le sue donne che trasportano carichi pesanti, “donne-muratori”che spesso e volentieri fanno lavori per noi tipicamente maschili, qui sottopagati e malvisti. Con i bambini agghindati nelle loro belle uniformi scolastiche, ma in molti altri casi sporchi e malvestiti, impegnati come venditori di patatine e snacks da famiglie che non possono provvedere agli studi. Quando salgono sugli autobus locali con le loro merci, una mano ti stringe il cuore, violentemente. È entrato con la bellezza di un paesaggio mozzafiato, con una ricchezza naturalistica che convive con una realtà urbana fatta di case senza luce, elettricità e riscaldamento. Case lasciate incompiute… Ai piani superiori spesso si vedono solo piglie di cemento e panni stesi; forse un giorno i proprietari troveranno i soldi per ultimare la costruzione: poco importa. Con i suoi cani randagi, rannicchiati ovunque, con le capre condotte al guinzaglio per le strade o caricate sui tetti degli autobus in mezzo ai sacchi di riso. Con la gente del Langtang, gente decisa a ricostruire e ripartire dopo la devastazione del terremoto. Il Nepal è il Paese del casco obbligatorio solo per chi guida la motocicletta, non per il passeggero, dei grandi tappeti insaponati a terra e distesi sulla paglia ad asciugare, è il Paese dove un “namaste” non si nega a nessuno: “mi inchino a te. “. Qui non ci siamo fatti mancare nulla. Nemmeno un piccolo intervento in ospedale per rimuovere uno strano neo comparso sulla mia mano destra. In futuro vorremmo tornare ancora in questa bellissima terra.

“Il primo amore non si scorda mai” è il titolo del post. L’India è il primo Paese dell’Asia che io e Stefano visitammo insieme. Il primo viaggio, la nostra prima vacanza. È il posto che per primo, due anni fa, suscitò in noi la voglia di partire, di allontanarci da casa per un periodo, alla scoperta di nuovi mondi, culture, tradizioni, religioni e persone. L’India ci conquistò fin dal primo giorno. I colori dei mercati, dei tessuti dei vestiti delle donne, delle spezie, i templi, i sorrisi delle persone e la loro voglia di parlare per offrire aiuto o anche solo per scambiare poche frasi, le mucche solitarie a spasso ovunque, anche nelle stazioni dei treni… Ma anche la grande sporcizia, la spazzatura e la puzza terribile, i bambini di strada ridotti in condizioni insopportabili per gli occhi e per il cuore. Tutto ci travolse, come un fiume in piena, come un mare in tempesta, sbattendoci fortemente contro gli scogli di una realtà che non nasconde nulla, che non ha filtri. Alcune persone che allora viaggiavano con noi forse non tollerarono tutto ciò. Comprensibile. Noi ci innamorammo dell’India e da quell’estate del 2014 pensammo più e più volte al nostro ritorno.
Ed eccoci qui. Il passaggio via terra dal Nepal ci ha condotti, attraverso il confine di Sunauli, a Gorakhpur, che si è mostrata da subito in tutto il suo caos e la sua disperazione, con intere famiglie che vivono a bordo strada in tende fatte di semplici teli, con bambini seminudi che si scaldano davanti a fuochi appiccati a rifiuti rigorosamente in plastica. “Sbaam… Volevate tornare? Vi rinfreschiamo subito la memoria”. Pensavamo di essere pronti e invece l’impatto è stato ancora una volta fortissimo. La crisi finanziaria che sta bloccando la circolazione delle banconote da 500 e 1000 rupie, una manovra indetta dal governo per “ripulire” il denaro sporco, sta complicando la vita già di per sé difficile dell’India. Anche per noi, la sera dell’arrivo a Gorakhpur, è stato impossibile trovare denaro. Solo dopo un’estenuante ricerca, insieme ad altri due turisti francesi, che poi ci hanno anche offerto la cena (!!), abbiamo trovato un hotel disposto ad accettare che pagassimo il giorno seguente. Gli altri richiedevano i contanti nell’immediato. La mattina successiva, la lunghissima coda all’unico sportello ATM quasi bloccava la circolazione del traffico. Noi siamo riusciti a cambiare i pochi contanti a disposizione in una specie di agenzia. Oggi, dopo un primo treno notturno Gorakhpur-Varanasi, siamo in attesa di sapere se riusciremo a prendere un altro treno che ci dovrebbe condurre a Calcutta. Abbiamo già accumulato circa 20 ore di ritardo, ma siamo fiduciosi. A Calcutta ci attende un incontro speciale e finalmente l’inizio del vero viaggio alla (ri)scoperta dell’India.

That first love…you will never get over it

Another Country has gone.. The last days in the quiet Pokhara have flown away. When we’ll finally go back to Italy, we would like to draw the itinerary of our trip on a map as big as the whole wall in our bedroom and, in that moment, we will be able to tick also Nepal as Countries visited. To live it fully, we would have needed more time. To get in touch deeply, it’s fundamental to completely lose oneself in the local reality every day; I think this is a general truth for every single Country. I know…the statement may sound obvious but,…..thinking about this last month of traveling, it came up to my mind spontaneously and I could not avoid to tell it. Today more than ever, I am really conscious about how valuable has been the time spent in Nepal, which has pervaded our minds and hearts.
It went inside us with its dust, which covers everything: things, people, houses; with its roads out; with the sounds from the Thamel of Kathmandu and with the tranquility of the Pokhara lake. Everything is in harsh contrast with the disarming poverty that we found out of the touristic areas.
It went inside with the strong women who work for their men, doing typically male hard jobs like “women-bricklayer” that are underpaid and for which they are criticized.
It went inside not only with the children in their white and clean school uniforms, but also with those ones who were dirty and ill-treated, who work selling chips and snacks because they cannot afford their studies. When they get on in the buses with their goods, something grabs the heart, hard.
It went inside with its breathtaking landscapes, with such a rich natural areas that stand within cities without electricity, light and heating. Unfinished houses…in the last floors most often you can only see the pillars and the laundry spread out; maybe one day the owners will get enough money to finish their buildings, but it seems it does not matter. It went inside with his stray dogs, everywhere, with the goats kept on a leash in the streets or put on the top of the buses within the rice sacks.
It went inside with the Langtang people, people who are strongly willing to rebuild their villages and restart after the devastation of the earthquake.
Nepal is the Country where the cask is compulsory for the driver of the motorcycle, but not for the passengers; Nepal is the Country of the large washed carpets spread on the floor to dry at the sun. Nepal is the Country where nobody is ignored: everybody will always hear a “Namaste” for them: “I kneel at you”. Here, we did not miss to do anything, neither a short operation at the hospital to take off a strange mole which had appeared on my right hand. In our future, we won’t miss to visit Nepal there again.
“That first love, you will never get over iIndia was the first Country in Asia that Stefano and I visited. Our first trip, our first vacation. It was the first place where, two years ago, we really discovered our love for traveling to learn new worlds, new cultures and different traditions, religions and people. India conquered us since the very first day. The colors of the bazaars, of the tissues and women’s clothes, the spices, the temples, the smiling faces of the people we met and their willingness to help around or to chat for a short time and finally the cows walking everywhere, even in the railway stations… but also we found dirtiness, trash spread all over the streets, bad smells and children in the streets in such bad conditions that is a trauma for your eyes and your heart. Everything touched us overwhelmed us like a flood, like the sea during a storm, which beats you on the rocks of a reality which does not belong to us, which does not hide and which is without filters. Some people who were with us in that trip maybe did not tolerate that. Which is comprehensible. However, we fell in love with India and from that momento on, in 2014, we had been thinking about our come back many many times.
And now here we are. We ended, by land, from Nepal through the border of Sunauli, in Gorakhpur which showed up all its chaos and desperation. Entire families that lives on the edges of the streets in tents made of simple cloths, almost naked children getting some heat from the little fires surrounded by plenty of plastic trash. “Sbaaaaam… did you want to come back??? There you go men, we refresh your mind right now!” We thought to be ready, but the impact was huge once again. The financial crisis, which was announced by the Indian Government in order to eliminate black money, has stopped the notes of 500 and 1000 Rupees and is complicating the already dramatic situation of life in India. Also for us, the day in which we arrived in Gorakhpur, it was impossible to find money changer. Only after a looong research with other two French tourists, who also paid for our dinner (!!), we found a hostel that accepted the fact the we would have paid the following day. Others requested immediate payment. The day after, an endless queue at the only ATM of the city was almost blocking the traffic. We managed to change a little money in a kind of agency.
Today, after the first train Gorakhpur-Varanasi, we are waiting to know if we will be able to take another train to Kolkata, because till now the train got almost 20 hours delay, but we won’t lose our faith. In Kolkata a special meeting is waiting for us and there will start the real trip to (re)discover India.

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