Dov’eravamo rimasti? | Where did we stop?

Lo scorso 21 febbraio, avevamo pubblicato un breve post in occasione dei sei mesi trascorsi dall’inizio del viaggio, tralasciando, temporaneamente, il racconto delle settimane precedenti.

É passato molto tempo, forse troppo, da quando abbiamo iniziato a muoverci lungo la costa sud–occidentale dell’India. Dapprima nello stato di Goa, e poi via via sempre più giù, nel Karnataka e infine in Kerala, dove ancora ci troviamo. Ci siamo fatti trasportare dalle esperienze, in alcuni casi coinvolgenti al punto tale da impedirci di ritagliare momenti sufficientemente adeguati per scrivere, o almeno per provare a raccogliere qualche idea… poi un problema con l’alimentatore del computer… e così le settimane sono volate, senza che ce ne rendessimo troppo conto.

La zona sud di Goa ci ha stupito con un carnevale di verdi paesaggi, costellati di palmeti e colline boscose, case colorate e spiagge, in alcuni casi, poco conosciute. Le stesse dalle quali abbiamo ammirato albe e tramonti, in compagnia esclusiva di pochi randagi. Con un “125” rosso fiammante, ci siamo avventurati alla scoperta di Palm Discovery, Cola e Agonda Beach, soggiornando nella nostra essenzialissima tenda. Non abbiamo incontrato alcun tipo di resistenza al campeggio libero, godendo di un assoluto senso di libertà e della natura in tutta la sua essenziale bellezza… quando non contaminata da orripilanti discariche a cielo aperto.

Proseguendo ancora verso sud, nei pressi di Palolem, abbiamo ammirato le danze dei delfini all’ora del tramonto, a pochi chilometri dalla costa. Qui, i turisti occidentali erano piuttosto numerosi: chi alla ricerca dei diffusissimi corsi di yoga, chi in semplice modalità “relax on”, in una zona in cui negozi, ristoranti, centri massaggio e hotel di lusso fanno facilmente dimenticare di essere in India. Soprattutto se si conosce anche la parte nord del Paese.

Sotto il sole cocente di Kudle Beach, a Gokarna, siamo entrati in contatto con la triste realtà dei venditori di ogni sorta di “chincaglieria”; nulla di strano, penserete, le spiagge italiane ne sono stracolme. Peccato che si trattasse di venditori “in miniatura”, poco più che bambini. L’età anagrafica parrebbe una delle informazioni di più facile accesso nel momento di una nuova conoscenza (a meno che non si tratti di una donna, che in tal caso potrebbe mostrarsi un po’restia a rivelarvi la sua età J). A semplice domanda, generalmente, dovrebbe seguire una risposta altrettanto semplice, trattasi di un numero. Ebbene, a noi sono occorsi più di due giorni per scoprire l’età di questi indianini, costantemente occupati nella ricerca di possibili clienti, ben consapevoli della tenerezza che suscita il loro sorriso ancora acerbo. Si attribuiscono nomi stranieri di fantasia, aumentano in modo esagerato il numero dei loro anni, salvo poi dimenticare quanto facilmente li possano tradire i lineamenti e la costituzione corporea. Dicono di andare a scuola, ogni tanto, ma ciò che conta è il lavoro. Aiutare i genitori è essenzialmente un aiuto per loro stessi, per avere un buon karma.

La verità ? È impossibile scoprire cosa si nasconda dietro i loro sguardi, dietro le parole che paiono prese da un copione, dietro la loro inarrestabile insistenza.
“Signora/e, compri qualcosa?”
“Mi piacerebbe comprare la tua libertà”.

Impossibile capire… ma facile immaginare. Spesso noi stessi ci dimentichiamo che l’India è anche questa: un Paese in cui, nemmeno troppo di rado, i bambini non sono liberi di vivere la loro infanzia; un Paese in cui essere donna, in alcune zone, autorizza troppo facilmente la lapidazione. Forse ce ne scordiamo per via del grande amore che proviamo nei confronti dell’India e di tutta la grande bellezza che in essa è contenuta. Dopo aver faticosamente conquistato un po’ di fiducia, siamo riusciti ad organizzare una breve merenda in compagnia di alcuni di questi giovani mercanti. A Kudle Beach, sono bastati pochi dolcetti e qualche succo di frutta, unitamente alla chiara premessa di evitare ogni tentativo di vendita, per vedere i loro sguardi animarsi di una vivacità pura e spensierata. Due ore piacevolmente trascorse, in cui io e Stefano ci siamo semplicemente detti: “Li abbiamo smascherati. Sono solo dei bambini”. Non abbiamo fatto ciò perché crediamo di essere migliori di altri, non lo eravamo prima e non lo siamo nemmeno ora. Più volte, in questo Paese, abbiamo incontrato bambini che vivono, giocano, mendicano e crescono in strada. Ne avevamo già parlato. Ogni volta ci siamo trovati in preda ad un turbinio di sentimenti… di impotenza, tristezza e rabbia.

“Com’è possibile crescere così? Com’è possibile avere un futuro, quando sono gli stessi genitori ad insegnare che non vi è via d’uscita dall’inferno della strada?”

Domande senza risposta.

A Gokarna ci siamo avvicinati a questi ragazzini-venditori, ancora una volta con l’illusoria pretesa di capire, scoprire, conoscere e dare un senso… quel senso che noi occidentali, troppo spesso, pretendiamo di attribuire a tutto ciò che ci circonda. Abbiamo capito quasi subito che non ci sarebbe stata via d’accesso a quella verità e quindi abbiamo semplicemente provato a trascorrere con loro un pomeriggio di ordinaria normalità. Ci hanno ringraziato infinite volte per la merenda, per poi allontanarsi sotto il sole con il peso della loro mercanzia senza valore… con quei sorrisi ammalianti che credevamo di aver trasformato.

E poi c’è stata l’esperienza allo Shankar Prasad Ashram di Bankikodla Village, a circa 5 chilometri di distanza dal centro cittadino di Gokarna.

Su consiglio di un pizzaiolo italiano di Goa, c’eravamo recati in questo ashram, con il solo intento di visitarlo, giusto per capire le dinamiche del luogo, la routine giornaliera, con tutta la curiosità di chi è nuovo nell’ambiente. Nel nostro immaginario, pensavamo fosse accessibile solo ad esperti conoscitori di yoga, meditazione e spiritualità. Insomma, come succede spesso, ignorando la materia, c’eravamo fatti un’idea tutta nostra.

Sbagliata, ovviamente.

“L’Ashram è un luogo dove si lavora su di sé, internamente ed esternamente”. Così recitava il volantino di presentazione. Ed è così che abbiamo conosciuto insegnanti esperte di yoga, praticanti ultra snodate, ma anche l’americana poco interessata o lo spagnolo che addirittura non aveva mai praticato la disciplina. Nonostante la poca esperienza, ci siamo sentiti a nostro agio e per 11 giorni siamo diventati parte della comunità dello Shankar Prasad. Questa casetta, immersa in un giardino di 2 acri e mezzo, è diretta da Swami Yogaratna Saraswati, monaca di origine australiana, nata in Francia, ma da anni cittadina indiana a tutti gli effetti. “Swami” è un termine che deriva dal sanscrito “svāmin”, ed è un titolo conferito ad un insegnante spirituale particolarmente istruito. Discepola della celebre Scuola di Yoga del Bihar, fondata da Swami Satyananda Saraswati, ha trascorso oltre 30 anni tra gli ashram di Bangalore e il principale di Munger ( il “Mother Ashram”, sede della prima università dello yoga nel mondo). Si è dedicata agli studi e alla pratica della “seva”, conosciuta anche come “Karma Yoga” o “Yoga del servizio disinteressato” (in parole poverissime, lavoro volontario senza retribuzione, per il piacere di essere efficienti). In ragione della sua grande dedizione e saggezza, dopo questo lungo periodo, ha ricevuto la benedizione del suo guru Niranjanananda e la conseguente possibilità di istituire un ashram indipendente.

Quotidianamente, con la sveglia puntata alle 05.20 del mattino, abbiamo partecipato alle meditazioni guidate da Swami, alla recitazione dei vari mantra e alle lezioni di yoga. Insieme agli altri ospiti, provenienti da tutti i continenti, anche noi abbiamo applicato l’arte del Karma Yoga, con lavori di vario genere: cucina, giardinaggio, pulizia degli spazi comuni e cura dei cani. Se avessimo avuto due mesi a disposizione, ci sarebbe stata l’allettante opportunità di collaborare con la scuola dell’infanzia, coordinata dalla fondazione di Swami. Sempre nella modalità di lavoro volontario. Considerati i limiti di permanenza imposti dal visto turistico, non ho potuto far altro che constatare l’impossibilità di svolgere tale attività. Stefano, più che delle consuete mansioni di casa, si è occupato di lavori d’ufficio di vario genere; Swami, infatti, ha il grande merito di organizzare, da sempre, eventi a sostegno della comunità di Gokarna. Parecchie sono state le ore spese per la promozione dell’incontro con un gruppo di medici di Mangalore. Per un’intera mattinata, i dottori hanno sensibilizzato i bagnanti della spiaggia principale, riguardo il problema (serio in quest’area!!) delle morti da annegamento. In seguito hanno poi istruito i presenti, in merito alle manovre di primo soccorso. Oltre ad alcune semplici direttive, durante il Karma Yoga, non abbiamo ricevuto altra istruzione, se non quella di prestare attenzione al momento in sé, al compito affidato: il lavoro volontario è considerato come una forma di meditazione e nulla più, pertanto si è chiamati ad offrire semplicemente il proprio meglio. Nessun timore di commettere errori o di essere giudicati; nessun diritto di giudicare.

L’insegnamento del Karma Yoga è uno dei migliori mai ricevuti, ma non nascondiamo che liberare la mente non è stata cosa semplice. Talvolta, non è stato semplice astenersi da qualche giudizio su altri colleghi. Ma sbagliando, s’impara.

Il corso di “Yoga Nidra”, nelle ore pomeridiane, ci ha consentito di scoprire non solo uno dei veri cavalli di battaglia della Scuola di Yoga del Bihar, ma anche una potentissima tecnica di meditazione e rilassamento. Testi dedicati e ricerche scientifiche riconoscono l’estremo potenziale di Yoga Nidra, nella riduzione di stati di ansia e stress, non solo negli adulti, ma anche nei bambini con problemi di comportamento.

Insomma, non abbiamo solo continuato a percorrere chilometri di strada. Abbiamo continuato a camminare su una strada che è oggettiva, ma anche soggettiva ed interiore. Abbiamo imparato cose nuove, studiando e applicando, e ci siamo anche un po’ “riscoperti”. Da quando siamo stati a Gokarna, pratichiamo quotidianamente yoga, meditazione e alcune semplici tecniche di respirazione. Ne sentiamo la necessità. Personalmente, quel poco che posso dire di avere imparato fino ad ora, ha un effetto calmante impressionante su alcuni stati di ansia che talvolta mi capita di provare. Scendo nel personale, personalissimo, forse per la prima volta. Forse perché provo un benessere fisico e mentale che non provavo da tempo.

Questo cammino introspettivo ci ha un po’ “shakerati”… ed è lo stesso che ci ha condotto ad Amritapuri.

Dopo una settimana di folle esplorazione nella zona delle piantagioni del thè di Munnar, cavalcando la Royal Enfield di un amico e maestro di yoga australiano, abbiamo raggiunto Varkala. Qui ci hanno pensato gli incontri a direzionare  la nostra strada… Le chiacchiere con quattro giovani italiani, unitamente alla voglia di lavorare ancora su di noi, esplorare, smuovere, “tirare fuori”, ci hanno convinti. Da Varkala ci siamo spostati ad Amritapuri, nell’ashram di Amma.

Where did we stop?

The past February 21st we published a short post for the 6 months of our trip, temporarily passing by the last weeks.
A lot of time has passed, maybe too much, since we started traveling along the south-west coast of India. Firstly in Goa state and then more and more to the south, to Karnataka and finally To Kerala, where we are now. We made our experiences bring us, sometimes they were so much involving that we did not have time to spend writing or at least try to collect some ideas.. then a problem with the computer charger..so the weeks has flown away without we even notice that.

The south area of Goa surprised us with its immense green landscapes, full of palms and wooden hills, colorful houses and beaches sometimes unknown. In those same beaches we watched sunsets and sunrises with few strays. With our red “125” motorbike , we left to discover Palm Discovery, Cola and Agonda Beach, sleeping in our super comfy simply tent. We didn’t meet any people prohibiting us to free camping and we enjoyed of the absolute sense of freedom and the nature on all its natural beauty..when it was not ruined by horrible open air landfills.

Keep going to the south, close to Palolem, we admired the dances of the dolphins at the sunset few kilometers far from the coast. Here there were quite numerous tourists: some trying to find yoga courses, some just trying to relax in an area where shops, restaurants, massage centers and luxury hotels make you forget that you are in India. Above all if you know the North part of the country. Under the burning sun of Kudrevich Beach, in Gokarna, we met the sad reality of trinkets sellers; nothing weird, you may think, Italian beaches are full of those sellers. The worst part was when we noticed that they were all children. Usually, when we ask the age of a person (unless she is a woman, to whom it may appear a little rude to ask) we receive an answer quite spontaneously: a number. In this case, it took us more than two days to discover that age of these children, constantly busy to find new purchasers, well knowing the affection that everybody feels when talking with them with their smile. They invent new foreign names for themselves, tell the people a different age from their real one, forgetting how easy it is for us to recognize it from their facial features and their body. They tell us they go to school, but what is really important is the job. Helping their parents is essential for them in order to have a good karma.

The truth? It’s impossible to discover what’s under their faces, under their words that seem to be part of a script, under their unstoppable resilience.
“Miss, would you buy anything?”
“I’d like to buy your freedom.”

Impossible to understand, easy to imagine. Very often we forget that India is also this: a country where is very difficult for children to live their childhood; a Country in which be a woman, in some areas, means authorizing lapidation very easily. Maybe we forget because of the immense love that we feel for India and the great beauty of this Country. After we gain its trust, we managed to organize a short snack with some of the young sellers. In Kudle Beach, some sweets, fruit juices and the promise not to try to sell anything were enough to see their faces bright of an tender vivacity and lightheartedness. We spent two very pleasant hours in which Stefano and I said to each other “We unmasked them! They are only children.” We did not do that because we think we are better than other people, we weren’t

before and we are not now. Many times in this Country we met children who live, play, beg and grow in the streets. We already talked about it. Every single time we felt a whirl of feelings…helplessness, sadness and anger.
“How is it possible to live like that? How is is possible to have a future when your same parents teach you that there is no escape to the evil road?”

Questions without answers.
In Gokarna we approached these children-sellers, once again willing to understand, discover, know and make sense to something that we, western citizens, want to attribute to everything. We almost right away understood that there was no was to reach the truth and that’s why we normally tried to spend an ordinary afternoon with them. They thanked us endless times or the snack and after we saw them going away bearing the sun and their valueless goods…but at least with their charming smiles that we thought we had changed. Then there was the time in the Shankar Prasad Ashram of Bankikodla Village, almost 5 km away from the city center of Gokarna.
On the advice of an Italian pizza maker of Goa, we went to that ashram with the only intention to visit it, only to understand how it works, the daily routine, with all the curiosity of two beginners. In our mind, we thought that it was only a place accessible to yoga experts, meditation and spirituality. That is to say, ignoring the topic, we had made up our personal idea about that.
Obviously wrong.
“The Ashram is a place where you work on yourself, internally and spiritually”. That said the first brochure. That’s how we ended up meeting expert yoga teachers, agile trainees, but also the American girl little interested in the thing and the Spanish guy for whom that was his first time with yoga. Although our little experience, we felt at ease and after 11 days we became part of the Shankar Prasad community. This little house, in a 2 and a half acres garden, is directed by Swami Yogaratna Saraswati, a monk with Australian origins, born in France, but full-fledged Indian citizen since a very long time. “Swami” is a noun coming from “svāmin”, and it’s a title referring to a spiritual teacher particularly educated. She was a Bihar Yoga School pupil, founded by Swami Satyananda Saraswati and she spent almost 30 years between the ashrams of Bangalore and Munger (the “Mother Ashram”, headquarters of the first Yoga University in the world). She dedicated herself to the studies and to the practice of “seva”, known as “Karma Yoga” or “Yoga of the Selfless service” (very shortly: voluntary work, just for the pleasure of being efficient). Because of her great wisdom and dedication, after this long period , she received her guru Niranjanananda’s bless and the possibility to build her own independent ashram.
With our daily alarm at 5:20 a.m., we joined the morning meditations of the Swami, the mantra reciting and the yoga classes. Together with the guests, from all over the world, we also applied the Karma Yoga rules in doing varied works: in the kitchen, gardening, cleaning of the common spaces and taking care of the dogs. If we have had 2 more months, there would have been the inviting opportunity to collaborate with a kindergarten, coordinated by the Swami foundation always as volunteers. Considering the limits of the tourist VISA, we just could not take into account that opportunity. Stefano, more than the usual house chores, was taking care of some office work: in facts, Swami has the great merit of being one organizer of some big events for the community of Gokarna. Many hours were spent in the promotion of the meeting with some Mangalore’s doctors. For an entire morning, the doctors

have been raising awareness about the problem (which is very serious in this area!!) of the deaths by drowning.
Then, they have been teaching the first aid (C.P.R) to the people attending the event.
Apart from some easy teachings, in this period of Karma Yoga, we haven’t been taught anything, but to draw the right attention to the moment, to the work that we were given: work is considered as a form of meditation and no more: that’s why you are called to offer simply your best. No fears of making mistakes nor being judged, no rights to judge.

The Karma Yoga teaching is probably one of the best ever received, but we won’t tell that free our mind from everything was easy. Sometimes it wasn’t easy not to comment something on the other colleagues, but practice makes perfect.
The “Yoga Nidra” course, in the afternoon, let us discover not only one of the most important of the Yoga School of Bihar, but also a very powerful relax and meditation technique. Scientific researches and dedicated books recognize the extreme power of Yoga Nidra in reducing anxiety and stress not onòly in adults, but also in children with behaviour problems. So, we did not only keep on traveling for kilometres, but we also walked on the interior and personal path. We learnt new things and while studying and applying those rules, we also rediscover a little bit of ourselves.

Since we were in Gokarna, we daily practise yoga, meditation and some breathing techniques. We need this. Personally, with the little bunch of things that we learnt until now, the yoga and meditation has a relaxing effect on the anxiety and stress attacks of which sometimes I suffer. I go personal, very deep personal, maybe because I am now feeling a physical and mental well-being that I did not feel since a very long time. This path really shook us…and following that, we ended up in Amritapuri.
After a crazy week of discovering in the tea plantation of Munnar on the Royal Enfield of a friend of us, Australian friend and yoga teacher, we reached Varkala. Here, the people we met built our future route… the chats we had with four young Italians and the will to work again on ourselves made us to take the decision. From Varkala, we went again to Amritapuri, in Amma’s ashram.

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