A metà strada | Halfway

Martedì 21 febbraio 2017. Un giorno come altri, un martedì che non annuncia nessuna speciale ricorrenza per il mondo intero, ma che a noi provoca un formicolio nella pancia; come l’emozione che si prova quando stai correndo e sei consapevole che, entro pochi minuti, taglierai il traguardo, come quando aspetti dietro la porta un amico che non vedi da tempo o qualcuno che sta arrivando con una buona notizia. Ieri sera continuavamo a ripeterci: “Domani saranno 6 mesi di viaggio: 6 mesi da quando abbiamo rifatto il NOSTRO letto, spento le luci, chiuso la porta di casa dietro le spalle e salutato i famigliari più stretti, cui avevamo riservato gli ultimi momenti di quella mattina d’estate”.

A ripensarci pare di aver fatto mille viaggi, di essere partiti e tornati e ripartiti e ritornati… uno svariato numero di volte.

Un anno fa non sapevamo quando avremmo visto Praga, né se l’avremmo vista insieme; non credevamo possibile che alloggiare a casa di una sconosciuta, nel centro di Varsavia, fosse tanto facile, almeno quanto partecipare ad un concerto nella Sinagoga della stessa capitale polacca. Non avremmo scommesso sul fascino del cielo grigio e nuvoloso della baltica Riga, né sul fatto che avremmo cucinato penne panna e salmone, nella cucina di un ostello, nel cuore di San Pietroburgo.

Non pensavamo che anche i russi giocassero a “UNO” sulla Transiberiana e che, su quello stesso treno, si potesse sopravvivere per cinque giorni consecutivi, giusto il tempo di raggiungere il lato opposto del continente sovietico. Non credevamo che, sotto mentite spoglie, si potessero incontrare affascinanti promesse della musica nella metropolitana di Mosca, né che a fine settembre ci si potesse immergere nelle acque siberiane del lago Bajkal, le stesse che poi si nascondono sotto strati di ghiaccio di lì a pochi mesi.

E poi la cavalcata sulle renne per raggiungere le alte vette mongole, senza possibilità alcuna di entrare in contatto con una vera toilette per 15 giorni; l’incontro con i primi italiani, inerpicati come noi sulla Muraglia Cinese, e l’amore per il cibo del Celeste Impero… un po’ meno quello per la naturale e diffusa tendenza alla commercializzazione di ogni singolo angolo visitabile di quel Paese. Esperienze ed emozioni diversamente uniche.

C’è stata la rabbia per la corruzione al confine tra Tibet e Nepal, che ha interrotto il nostro sogno “senza aerei”: la stessa rabbia che ci ha fatto cambiare itinerario e scoprire la bellezza naturalistica della Montagna Gialla. Solo oggi capiamo quanto sia importante fare dei piani… per il piacere di poterli modificare o stravolgere completamente.

Il viaggio ci ha condotti fino alle alte vette himalayane, dove quasi due anni fa il terremoto, tra le tante vite, portò via quella di un celebre alpinista italiano; oggi, lassù, giovani europei indipendenti portano avanti i loro progetti di aiuto umanitario. Un trekking che ci ha regalato paesaggi mozzafiato e anche una cicatrice, un ricordo indelebile sulla mano destra di Giulia… un segno che per sempre ci rammenterà che in questo cammino non ci siamo fatti mancare proprio nulla.

Non credevamo che il ritorno in India, nelle caotiche e povere strade di Gorakpur, ci potesse ancora sorprendere, né che una manovra finanziaria del governo complicasse il reperimento di contanti per soddisfare bisogni di prima necessità. Ad agosto, ancora non sapevamo che il regalo di Natale più bello sarebbe stato l’arrivo di un famigliare, direttamente dall’Italia.

Non sapevamo che qualcuno avrebbe rubato una delle nostre macchine fotografiche, ma che avremmo comunque scattato tantissime foto con gli indiani, neanche fossimo delle celebrità. Nessuno ci aveva detto che avremmo parlato italiano a Mumbai, con un indiano, e che le scimmie, in alcuni siti particolarmente affollati, potessero rubare biscotti e bottiglie di Coca-Cola ai turisti. Pensavamo che avremmo offerto il nostro aiuto volontario in una delle tante Case di Madre Teresa e invece lo abbiamo fatto in un Ashram, nel sud dell’India.

Oggi, dopo alcuni giorni trascorsi come “mine vaganti e confuse” tra Calicut, Kochi ed Alleppey, stiamo tornando indietro. Ci stiamo dirigendo nuovamente a Kochi, per quello che è solo l’ennesimo cambio di programma nel giro di 96 ore. Va bene così. La maturità del viaggio ci sta lentamente aiutando a capire che non tutti gli errori sono sbagliati. L’avevamo già sentito dire, ma forse ora ne siamo maggiormente consapevoli.

Ieri mattina, non credevamo che avremmo riportato sulla strada “Bella”, la mitica Royal Enfield di un maestro di yoga australiano, con origini italiane, incontrato ad Udaipur ; la stessa motocicletta che, a gennaio, lui e l’italianissima Sara hanno cavalcato per 4000km, da Rishikesh al bollente Kerala. Ora tocca a noi: per qualche giorno, due zainetti, due caschi e una moto sono tutto ciò che serve. Si parte da Kochi.

Non credevamo che… e invece… 

Halfway

Tuesday, February 21st. A day like the other ones, a Tuesday which is not special for any celebration all over the world, but for which we feel flies in the stomach; like the emotion  you feel when you run and you are aware of the fact that in a while you will cross the finish line, like the moment when you have been waiting for a friend for a long time or someone who is arriving with good news. Yesterday night we kept repeating:” Tomorrow will be 6 months since we left: 6 months since we have made up OUR bed, turned off the lights, closed the house door behind us and said goodbye to our closest relatives, to whom we deserved our last moments of that summer morning”. Thinking about it now, it seems that we did a lot of trips, like we arrived and left again, like one thousand times.

One year ago we didn’t know neither that we would have visited Prague, nor that we would see it together; we didn’t think that it was possible to stay in a foreigner ‘s house, in the center of Varsaw, nor that it was that easy, like taking part to a concert in the Sinagogue in that same Polish city. We would not have bet on the charm of the grey and cloudy sky in the Baltic Riga, neither on cooking penne with whipped cream and salmon the hostel’s kitchen right in the heart of Saint Petersburg.

We didn’t think that Russians could play UNO on the Transiberian train and that on the same train it was possible to survive for 5 consecutive days, the time needed to join the opposite part of the Soviet Country. We didn’t think neither that, in disguise, we could ever met the charming stars of the Russian music in Moscow metro station, nor that at the end of September it would be possible to take a bath in the frozen water at Lake Bajkal, the same water that in a few months would have turned into ice.

And then the reindeer trip to reach the Mongolian tops, without the possibility to wash ourselves for 15 day; the meeting with the first Italian people, clambered like us on the Chinese Wall, and the love for the food of The Celestial Empire, less strong leve then for their inclination to put into business every single spot worth visiting . Unique experiences and feelings.

There were the anger for the corruption at the borders from China and Nepal, which has interrupted our “no-flights” dream, the same anger which made us change our itinerary and made us discover the beautiful Yellow Mountain. Only today we know how much is important to have plans….for the pleasure of changing them completely.

The trip brought us till the Himalayan tops, where almost two years ago, among all the lives, it took away the life of a famous Italian alpinist; today, up there, young independent Europeans bring their humanitarian projects forward. The trekking gave us breathtaking landscapes and a scar, an indelible memory on Giulia’s right hand…a symbol that will always remember us that we didn’t leave the fat on the land. We didn’t believe neither that the trip back to India, in he chaotic streets of Gorakpur, would surprise us again, nor that a financial act of the government would have complicated the search for our first necessary needs. In August, we still did not know that he best Christmas present would have been the arrival of a family member straight from Italy.

We didn’t know that some people would have stolen us our camera, but that we still would have shot loads of pictures with Indian people, as if we were celebrities. Nobody told us that we would have spoken Italian in Mumbai with a local and that monkeys could steal cookies and Coke bottles from he tourists. We thought that we would have volunteered in a Mother Teresa house, but we did it in an Ashram in the South of India instead.

Today, after some days spent as “loose cannons” between Calicut, Kochi and Alleppey, we are coming back to Kochi, to start a new plan that we decided in the last 96 hours. It’s ok, the maturity that we grew during the trip allows us to think that not all the mistakes are mistakes. We already knew about that, but now, we are more aware of that.

Yesterday morning, we didn’t know that we would have brought on “Bella” road the great Royal Enfield of an Australian yoga teacher that in January he and his Italian friend Sara rode for 4000km from Rishikesh to the hot Kerala. Now, it’s up to us: for some days, 2 backpacks, two helmets and a motorbike are all we need. We leave from Kochi.

We didn’t believe, but….

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